È l’ora dell’amnistia/2 «Tutti consapevoli della crisi delle carceri. Forse è la volta buona»

Ancora interventi sulla proposta lanciata da Luigi Amicone e Marco Pannella. I pareri positivi, i dubbi e le critiche di Lucia Annunziata, Antonio Polito, Guido Brambilla, don Virginio Rigoldi, Franca Fossati, Yasha Reibman, Marco Follini, Giuseppe Cruciani, Riccardo Barenghi e Giuseppe Caldarola

Don Virginio Rigoldi, educatore e cappellano del carcere minorile Beccaria, accoglie con favore l’iniziativa di Tempi e Radio Radicale. Lunedì alle 12 il leader dei Radicali Marco Pannella e il direttore di Tempi Luigi Amicone, nel corso di una conferenza stampa pubblica a Milano nella sede di Tempi, che verrà trasmessa in diretta video da Radio Tempi e audio da Radio Radicale, faranno al Parlamento perché voti l’amnistia. “Per restituire umanità e legalità alle subumane e illegali condizioni in cui versano i detenuti. Per costituzionalizzare la fine di un ventennio di guerra civile strisciante”.
Il sostegno di don Rigoldi non si limita a un “sì” all’iniziativa, ma guarda più in là, puntando sul reinserimento: «Un’amnistia ha il grande valore di togliere da situazioni francamente bestiali tanti detenuti, ma per non riportarli dentro altrettanto velocemente occorre affiancarla ad altre misure, a un paracadute. Svuotare le carceri è un dovere morale. Bisognerebbe accompagnare questa liberazione con un po’ di risorse, finalizzate al reinserimento sociale. Mi piacerebbe che sotto il cappello dell’amnistia si cominciassero a fare dei passaggi di traghettamento». 

Sullo stesso versante si trovano Franca Fossati, giornalista e storica voce dei movimenti femministi, e Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica di Milano. Secondo la prima, «nelle nostre carceri si verifica ogni giorno una gravissima violazione dei più basilari diritti: i detenuti, oltre alla pena, patiscono la tortura di condizioni disumane. Per avviare una qualsiasi riforma bisogna prima snellire i tribunali. E l’unico modo è l’amnistia». Il secondo afferma di essere «favorevolissimo a un’amnistia. Mi sembra vada incontro a varie necessità, sia a livello umano, sia rispetto alla legge del nostro paese. Le carceri sno in condizioni disumane, non assolvono al loro compito, e bisogna urgentemente tornare a un sistema penitenziario che possa permettere alle persone di cambiare. Iniziamo a fare un primo passo».

Lucia Annunziata
, giornalista e conduttrice di In mezz’ora, accoglie così l’idea di Amicone e Pannella: «Credo che il presente clima politico potrebbe accogliere e favorire un’amnistia. Però, poiché non ha a che fare solamente con le carceri, occorre capire come in questo governo verrà gestita la più generale questione giustizia. Il vero problema dell’amnistia è che oggi, più che essere vista come una salvaguardia dei diritti dei più deboli, viene percepita come una scappatoia per la classe dirigente corrotta».

Guido Brambilla, 
magistrato di sorveglianza presso il Tribunale di Milano, articola così il suo ragionamento: «Certamente siamo di fronte a una situazione disovraffollamento carceraio, e tutti, dai magistrati alle forze politiche, ne sono consapevoli. O si costruiscono più carceri, ma tocca capire se le risorse necessarie ci sono, oppure occorre affrontare il problema con l’amnistia. Che ha dei limiti: è una risposta al problema sintomatica, ma non risolutiva. E va necessariamente accompagnata da provvedimenti di inclusione sociale reinserimento lavorativo. Ora il sistema sanzionatorio si basa sulla reclusione e sulla pena pecuniaria, ma esistono delle misure alternative, come ad esempio gli strumenti di mediazione penale. Bisogna concepire il carcere come extrema ratio. Non so che durata avrà questo governo, però l’emergenza c’è. Forse è la volta buona».

Riccardo Barenghi,
giornalista della Stampa, si dichiara assolutamente a favore e aggiunge: «Credo che sia una buona idea da suggerire al premier Monti, visto che il suo è un governo sostenuto da tutti e in cui nessuno ha paura di perdere il consenso con una proposta così delicata».

Giuseppe Caldarola
, ex direttore dell’Unità, da anni appoggia la campagna di Pannella perché pone l’accento su due drammatici problemi della giustizia italiana: «La situazione penosa in cui versano le carceri e gli innumerevoli procedimenti in corso, che aggravano il sistema giudiziario italiano. Credo che i tempi siano maturi per una proposta di questo tipo, dato che il governo tecnico nasce anche con l’intento di modificare il clima politico del paese. È una battaglia di civiltà a cui accordo il mio pieno appoggio».

Antonio Polito
, editorialista del Corriere della Sera, pur non essendo «contrario di principio all’amnistia», ritiene che «l’argomento sia complicato e il momento estremamente delicato, troppo per un’iniziativa del genere che potrebbe far pensare a una scappatoia per i “colletti bianchi”».
Restano dubbiosi sull’utilità di un intervento di questo tipo il senatore Pd Marco Follini, secondo cui «ci sono priorità diverse in questo momento. Il governo dovrà affrontare altri problemi».
Anche il giornalista Giuseppe Cruciani, conduttore del programma radiofonico La zanzara, pur concordando sul fatto che «le condizioni delle carceri sono assurde», ritiene che «un’amnistia certifichi il fallimento di uno Stato e che sia più urgente un intervento legislativo che limiti l’ingresso in carcere delle persone».