L’astronomia secondo il gesuita Richard Anthony D’Souza, direttore della Specola vaticana: «La domanda sul nostro posto nell’infinità dell’universo accomuna da sempre tutti gli uomini di tutte le fedi, quando guardano il cielo. Laici inclusi»
Leone XIV al telescopio
di una delle cupole della Specola vaticana, Castel Gandolfo, 20 luglio 2025 (Foto Ansa)
Richard Anthony D’Souza, il gesuita che papa Leone XIV ha nominato poco più di un anno fa nuovo direttore della Specola vaticana, è uno studioso delle origini delle galassie. È nato a Goa, un tempo enclave portoghese in territorio indiano, ha studiato Fisica a Mumbai, prima di specializzarsi in Germania e negli Stati Uniti, e al Meeting di Rimini ha parlato delle stelle dantescamente mosse dall’Amore, astronomicamente osservate dagli scienziati come lui, in un incontro intitolato “Wonder Bound. Destinati allo stupore”, dal nome di una mostra presente in fiera. E del suo stupore gli abbiamo chiesto ragione.
Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, l’Osservatorio vaticano organizzò, su sua indicazione, una serie di seminari con scienziati e teologi sul tema dell’azione divina nell’universo. Qual è secondo lei, dal punto di vista dell’astronomo, la realtà del cosmo che più fa pensare all’“azione divina nell’universo”?La domanda sull’inizio dell’universo e su ciò che sta prima del suo ...
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