Dal gas nell’Adriatico al petrolio lucano, fino all’uranio orobico e al vecchio carbone, c’è tanto da estrarre e sfruttare nel sottosuolo italiano. Il governo lo sa e lancia segnali agli operatori
Foto Ansa
Da un lato il tiremmolla sull’apertura dello Stretto di Hormuz e i gravi danni inferti dai raid iraniani agli impianti di QatarEnergy, dall’altro la rinuncia che dura da più di tre anni al gas russo. Strette tra conflitti innescati da altri, l’Europa e l’Italia provano da tempo a trovare una soluzione al rebus energetico: la diversificazione delle forniture, sempre più care, ha portato nel tempo il nostro paese a bussare a numerose porte. Dagli Stati Uniti prendiamo, già dai tempi della presidenza Biden, un buon quantitativo di Gnl (gas naturale liquefatto) così come facevamo fino a poche settimane fa da Doha. Dall’Algeria, partner cruciale per soddisfare il fabbisogno italiano, la premier Giorgia Meloni ha ricevuto rassicurazioni già a fine marzo su flussi sempre più cospicui di metano via tubo e via nave. L’Europa ha riaperto al nucleare e il governo di Roma ci pensa, soprattutto guardando a progetti “di nuova generazione” a base di minireattori modulari. Basterà? Probabilmente no ed...
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