Su Atlantico quotidiano Federico Punzi scrive: "Insomma, Draghi ha provato ad andarsene, ma accettando di essere rimandato davanti alle Camere per la verifica, di fatto ha concesso ai suoi carcerieri, Mattarella e Pd, altri cinque giorni – i tempi supplementari – che questi useranno per inchiodarlo alla croce che dovrà portare fino a fine legislatura. Sempre secondo Breda, il presidente della Repubblica gli avrebbe detto: «Qualunque cosa succeda, tu da Palazzo Chigi non ti muovi. Ci siamo capiti?». Dunque, alla fine l’iter della crisi sembra essere stato concertato tra il Quirinale, Palazzo Chigi e il Nazareno. Già in Cdm, infatti, annunciando l’intenzione di rassegnare le dimissioni, dunque ancor prima di vedersele respinte dal presidente Mattarella, Draghi ha anticipato ai suoi ministri che avrebbe riferito mercoledì alle Camere, segno evidente che il percorso dimissioni-respinte-verifica era già stato concordato".
Lo scenario descritto da Punzi è altamente credibile: l’accrocchio di...
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