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Douma. Chi non vuole la pace in Siria?

aprile 10, 2018 Redazione

Chi ha attaccato Douma? Perché l’esercito di Assad, che sta vincendo la guerra, dovrebbe scatenare la reazione di Trump? possiamo fidarci dei Caschi Bianchi?

In guerra è sempre molto complicato stabilire la verità, ed è questa una regola che vale anche per il conflitto in Siria. In queste ore un cacciatorpediniere della Marina militare Usa, dotato di missili guidati, sta navigando nel Mediterraneo orientale verso la costa della Siria. È la risposta decisa dal presidente Donald Trump dopo la notizia del presunto attacco delle forze del regime di Bashar al-Assad con armi chimiche a Douma, nella Ghouta orientale, il 7 aprile.

Perché “presunto”? Perché già altre volte è capitato che notizie sconvolgenti di stragi ad opera dell’esercito regolare siano state smentite o ridimensionate. Spesso sono stati gli stessi ribelli jihadisti a fornire immagini, poi rivelatesi di propaganda. È così anche questa volta? Il dubbio è lecito. Così come è lecito porsi qualche domanda su quale possa mai essere il motivo che spinge l’esercito regolare siriano a colpire i civili quando ha ormai ha la vittoria in tasca. Secondo la Reuters, anche al Pentagono hanno più di un dubbio su quanto accaduto a Douma. Insomma, anche per gli americani non è chiaro se la paternità dell’attacco a Douma sia da attribuire ad Assad o ad altri.

C’è poi un’altra ragione a rendere sospetta la vicenda. La fonte della notizia sono i Caschi Bianchi, organizzazione civile di soccorso fondata dall’ex mercenario inglese James Le Mesurier e finanziata dal governo inglese e americano, vicina ai gruppi jihadisti come Al-Nursa.

In un’intervista ad Asianews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, Georges Abou Khazen, ha dichiarato: «Vogliamo la pace. Di fronte a queste azioni e alle conseguenti minacce, la gente ha paura e l’escalation degli ultimi giorni preoccupa moltissimo. Non saprei dire cosa è cambiato nelle ultime settimane, ma si vede che vi è la ricerca di un pretesto per distruggere il nostro Paese».

Foto Ansa

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