Dopo il terremoto, riapre la scuola a Mirandola. «E i bimbi sono contenti»

Paola Cavicchioli, direttrice didattica del comune di Mirandola, spiega a tempi.it: «La scuola sembra un centro estivo. È una sfida: bisogna pensare a modalità innovative per insegnare».

Fino a poche settimane fa era l’epicentro di un terremoto. Adesso, a Mirandola, tantissimi ragazzi riprendono la scuola dopo un’estate vissuta al caldo delle tensostrutture. Gli edifici non sono quelli dell’anno scorso, ma strutture polifunzionali ammobiliate alla buona per contenere banchi, sedie e lavagne. «Non puntiamo il dito su ciò che va male» dice a tempi.it Paola Cavicchioli, direttrice didattica del comune di Mirandola, «ma cerchiamo di vederne il positivo: come la voglia di ricominciare che hanno i ragazzi».

Qual è la situazione scolastica a Mirandola?
A Mirandola le attività didattiche partono senza ritardi e in numerosissimi plessi. Tutte le tre scuole dell’infanzia iniziano regolarmente nei loro spazi tradizionali. E questa è una bella cosa. Ma i danni sono altrove.

Dove?
I problemi più grossi si rivelano nella scuola primaria “Dante Alighieri”, che ha più 900 ragazzi e si è smembrata in quattro diverse sedi tutte provvisorie. In attesa che tra un mese si possa rientrare nelle sedi definitive. Due di queste strutture sono prefabbricati ancora in costruzione che verranno consegnati verso metà ottobre. Le classi prime fanno lezione in un centro per anziani, le quinte in una struttura muraria in Via del Mercato.

E le altre due sedi?
Le strutture in Via Posta e in via Poti stanno mostrando qualche criticità. Finché il tempo è bello, si sta all’aperto. Ma gli spazi interni sono promiscui. Il pomeriggio e la sera, gli stessi luoghi sono usati da altre associazioni per funzioni differenti. In un’aula, stamane, non è stato possibile ripristinare un’adeguata pulizia perché, ieri sera, si è tenuta una commedia. I banchi sono insufficienti. Insomma, è una situazione di rodaggio.

E i bambini?
Sono contentissimi di essere tornati a scuola. I problemi si supereranno. Abbiamo reclutato volontari per l’aiuto alle docenti, e cerchiamo di trasformare le lezioni tradizionali in momenti simili alle giornate di un centro estivo. È l’unico modo per riuscire a lavorare, essendo che quasi otto classi lavorano sotto un tendone da tennis. È una sfida: bisogna pensare a una modalità innovativa per insegnare.