Don Roberto Colombo: Bocciatura diagnosi preimpianto non ripristina norme precedenti

Legge 40. La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il bioeticista Colombo: «La stessa sentenza della Corte si Strasburgo è incoerente»

Pubblichiamo le parole di don Roberto Colombo, bioeticista, in una dichiarazione resa all’agenzia Ansa. Colombo reagisce alla notizia che la Corte di Strasburgo ha dato ragione a una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica. La Corte europea dei diritti umani ha bocciato l’impossibilità per la coppia (fertile) di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. Secondo la Corte «il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente» in quanto un’altra legge permette di accedere all’aborto terapeutico se il feto è malato di fibrosi cistica.

«Quando due norme di legge sono contradditorie, non è detto, senza ragioni adeguate, che la più recente sia da modificare e la precedente debba restare immutata. Bisogna decidere, e solo il legislatore lo può fare, in nome del popolo che rappresenta , se occorra dare maggiore o minore tutela alla vita umana nascente». È l’opinione di monsignor Roberto Colombo, bioeticista dell’università Cattolica molto stimato dall’episcopato italiano, secondo cui, dopo la decisione della Corte di Strasburgo, la parola deve ora tornare al legislatore.

«Il giudizio di “incoerenza” della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) con la legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) formulato dalla Corte di Strasburgo – spiega il docente della Cattolica – dice solo che la tutela dell’embrione e del feto non è garantita in modo paritetico dalle due leggi. È vero: solo la legge 40 riconosce di fatto, e non solo di principio, il diritto alla vita di ogni essere umano sin dal suo concepimento. Ma quando due norme di legge sono contraddittorie, non è detto – senza ragioni adeguate – che la più recente sia da modificare e la precedente debba restare immutata. Bisogna decidere, e solo il legislatore lo può fare, in nome del popolo che rappresenta, se occorra dare maggiore o minore tutela alla vita umana nascente. Del resto, la stessa sentenza della Corte si Strasburgo è incoerente con altri recenti pronunciamenti della giurisprudenza europea che tutelano la vita e l’integrità dell’embrione, come quello della Corte di Giustizia europea di un anno fa sulla non brevettabilità dell’embrione umano e delle sue cellule staminali».