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Dodici anni per aprire Esselunga a Prato. Caprotti: «Ho pensato di mollare, ma ho resistito e sono andato fino in fondo»

luglio 4, 2014 Redazione

Il patron di Esselunga racconta, in borghese tra le corsie del suo supermercato (per «vedere da cliente come vanno le cose»), la sua guerra contro la burocrazia

Dodici anni di attesa per aprire un supermercato a Prato. Dodici anni di attesa prima di poter dare un posto di lavoro a duecento persone. Tanto ha dovuto attendere Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, prima di poter inaugurare l’ultimo dei suoi 150 superstore in sei regioni.

POTEVA ANDARE  PEGGIO. Come raccontato da ItaliaOggi, in occasione dell’inaugurazione dell’Esselunga di Prato, Caprotti, 89 anni, si è recato sul posto quasi di nascosto, confuso tra la folla. «Volevo vedere da cliente come vanno le cose…», ha detto appena è stato riconosciuto. «Sapete, dopo 12 anni…». È nel 2002, infatti, che Caprotti ha messo la sua prima firma per avviare l’iter di realizzazione del superstore Leonardo da Vinci, che sorge al posto di Pratilia, il primo centro commerciale toscano. Il numero uno di Esselunga l’ha rilevato e demolito per trasformarlo in un superstore di 14 mila metri quadrati, a due piani e pieno di negozi. Dove, appunto, hanno finalmente potuto trovare un posto di lavoro duecento dipendenti.
Caprotti non è nuovo a battaglie con la burocrazia o con le coop, da sempre accusate di concorrenza sleale, soprattutto nelle regioni “rosse” d’Italia, come ampiamente raccontato nel suo libro Falce e Carrello. E a Prato, dice, «l’ho messa bene. A Novara ho dovuto aspettare 20 anni per inaugurare e a Galluzzo (Firenze) dopo 42 anni devo ancora tagliare il nastro. E guardi che ognuna delle mie strutture di vendita dà lavoro a un sacco di persone».  Esselunga, infatti, offre un impiego a 20 mila dipendenti in Italia e fattura complessivamente 6,9 miliardi di euro.
«Quante volte, preso dallo scoramento, ho pensato di abbandonare la partita», ha ammesso Caprotti, tra le corsie del suo ultimo nato. «Poi, però, ho resistito e sono arrivato in fondo, ma 12 anni sono tanti e si rischia di arrivare con uno scenario economico che è profondamente diverso rispetto a quello di quando hai preso la decisione». E ancora: «In Italia realizzare progetti è difficile, stiamo andando indietro su infrastrutture, aeroporti, logistica. Per fare una rotonda, a un incrocio, occorrono in media tre anni: scherziamo?».

«INVESTIMENTI BLOCCATI DA CAVILLI». Tra poco, Caprottti dovrebbe inaugurare anche l’Esselunga di Galluzzo, a sud di Firenze. Ma un nuovo ostacolo si profila all’orizzonte. L’inaugurazione, infatti, racconta ItaliaOggi, è stata subordinata dal Comune all’apertura di una tratta di 3,5 chilometri che permetterà al traffico della Firenze-Siena di bypassare il quartiere. Peccato, però, che quella tratta avrebbe dovuto essere ultimata nel 2008 e i lavori si sono protratti oltremodo.
«Lì nel 1971», racconta Caprotti, «acquistai un’area per costruire un ipermercato che oggi, dopo quarantadue anni, non ha ancora visto la luce: quindici anni per ottenere il cambio di destinazione d’uso del terreno, tre anni per l’approvazione del piano guida, quattro per il piano urbanistico esecutivo e altri tre per il permesso di costruire. Adesso il by-pass. Questa è la realtà dell’Italia». E aggiunge: «Il fatto è che investimenti importanti vengono bloccati da cavilli».
«Un’azienda» come Esselunga, prosegue Caprotti, «si avventura ogni giorno in una giungla di norme, regole, controlli, ingiunzioni, termini, divieti che cambiano continuamente col cambiare delle leggi, dei funzionari, dei potenti. Uno slalom gigante con le porte che vengono spostate mentre scendi. Poi c’è un esiziale carico fiscale atto solo a sostenere tutto ciò che nel Paese è sovvenzionato».

«A ROMA MARINO È UN PO’ OPINIONATED». In questi giorni, inoltre, Caprotti, sta lavorando anche per lo sbarco nel Lazio, regione nella quale, fino a ieri, non era riuscito a penetrare. «A Roma i nostri urbanisti», dice Caprotti, «si sono recati duemila volte in dodici anni nel tentativo di superare ostacoli di ogni genere, per incontrare adesso il niet del nuovo sindaco (Ignazio Marino, ndr) del quale si può dire soltanto che è un po’ opinionated».
La querelle, segnala ItaliaOggi, riguarda il progetto dell’ipermercato Esselunga all’Infernetto, tra l’Eur e Ostia. Un progetto per il quale c’è stata addirittura un’interrogazione parlamentare (per conoscere l’impatto che la struttura provocherebbe al delicato equilibrio idrogeologico della zona). Alcune associazioni, infatti, sostengono che il Comune non abbia richiesto il parere vincolante del Consorzio di bonifica Tevere e Agro Romano per verificare il rischio idrogeologico sul parco commerciale. Sarà. Caprotti, però, intanto, attende. Come attende anche a Genova e Mantova, dove ci sono store da aprire che non si aprono. E con lui attendono anche una lunga fila di giovani e disoccupati che a Esselunga potrebbero facilmente trovare un impiego.

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33 Commenti

  1. claudio says:

    Complimenti Bernardo! Se tutti noi imprenditori italiani avessimo la tua testardaggine, l’Italia non sarebbe nel pantano in cui sopravviviamo.

    • Lauracaterina Fenucciu says:

      A chi Ti sei rivolto?
      Io abito a berlino ed ho intenzione di aprirne una Qui di filiale,cosa dovrei fare a chi devo rivolgermi?
      Se hai qualche scorciatoia me la suggerisci?grazie……….Laura

  2. giuliano says:

    gli illeciti che percorrono le regioni e comuni rossi tra essi e le Coop sono di una evidenza solare, ma naturalmente ciò non interessa i media e la magistratura essendo rossi tutti quanti a partire dal presidente della repubblica fino a fanatici militonti che scrivono anche su questa rubrica.

  3. occhiochetivedo says:

    …avrebbe fatto prima se li chiamava essecoop,-)

  4. leo aletti says:

    Mia moglie è cliente da sempre della esselunga, io apprezzo molto quello che porta a casa, mi stupisce la becera ideologia di Falce e Martello, rimasuglio molto attivo del comunisti italiani.

    • Ale says:

      Esselunga ovunque apre deve fare vialetti e aiuole fiorite..carine ma si capisce che è il prezzo pagato ai Comuni per avere permesso di aprire. Come supermercato ha il merito di avere merce a costi abbordabili per larga fascia di popolazione. Tuttavia una cosa va detto la qualità e’ buona ma non eccelsa ed il pesce non è buono come quello delle Coop o di Carrefour . Poi per carità io vado 80 volte su 100 ad Esselunga ed il resto suddiviso tra altri Supermarket per cui i soldi della spesa li do più ad Esselunga che ad altri ma su alcune cose e’ dozzinale come il pesce . Alla Coop ad esempio se il pesce non è buono e lo porti indietro lo rimborsano facendoti prendere altra merce .

  5. luigi lupo says:

    Sarà anche un imprenditore di successo, ma come padre ha fallito. E’ di questi giorni che ha “vinto” una causa con i figli. Ma si può parlare di vittoria???

    • giovanni says:

      Lupo, oggi ci sono 25° e si sta bene…..però a dicembre faceva freddo. non so se possiamo essere contenti ………….

      • luigi lupo says:

        Giovanni, quello che dico evidentemente non lo capisci, però vedo che te ne intendi di meteo, fai una cosa saggia, parla del tempo!

        • giovanni says:

          Sempre parlando degli ostacoli che esselunga incontra nelle regioni rosse per poter aprire nuovi punti vendita……………lupo mi sai dire se Caprotti ama gli animali?

      • Markus says:

        Sono un cliente di Esselunga da 20 anni..! Sul pesce non la penso affatto come lei , anzi. Piuttosto dovrebbe migliorare il comparto frutta e verdura. Per il resto credo sia la migliore catena di supermarket in Italia. I Francesi di Billa Auchan e Carterfour hanno così da imparare da Caprotti, ad iniziare dalla pulizia dei locali, e dalla logistica degli stores ,che a differenza di Esselunga , sono indietro anni luce

    • Pascal says:

      Dovesse mai passarti per la testa che sono i figli a essere in colpa.

      • luigi lupo says:

        Io non ho detto che i figli hanno ragione, ma quando una persona dell’età di Caprotti va in tribunale contro i figli io lo vedo come un fallimento, tieni presente che l’Esselunga non se la potrà portare nella tomba. Tu pensala pure come vuoi.

    • Fantasia says:

      Certo ala COOP ci sono cose più buone ma non devono aspettare decenni e spendere miliardi per aprire, oltre a rendere contabilità semplificate (giusto per usare un eufemismo)

  6. Chiara says:

    Vicino a dove abito io, però, vorrebbe utilizzare uno degli ultimi spazi verdi per costruire un altro supermercato, quando a poco più di cinquecento metri ce n’è già un altro.
    Non è tutto oro quello che luccica…

  7. Giava says:

    Alcune domande.
    Ma per quei 200 posti da dipendente pagato al minimo, quanti posti di piccolo commerciante si sono persi? Quante piccole botteghe del centro cittadino hanno chiuso? Avevo sentito dire che per ogni posto nella grande distribuzione (e son posti da dipendente) si perdono tre posti nel piccolo commercio (e son posti da piccolo imprenditore).
    Non è che il sig. Capriotti vi sta simpatico solo perché è contro le Coop?

    P.S. Rimuoverete anche questa domanda?

    • luigi lupo says:

      Il sig. Caprotti è simpatico alla redazione per tanti motivi che non ammetteranno mai. Se volevano fare un’articolo serio, avrebbero dovuto sentire anche la controparte mentre così è solo l’ennesima prova che sono capaci, non di fare informazione seria, ma di fare informazione contro la sinistra.

      • beppe says:

        luigi VOLPE, quarantadue anni per poter aprire aprire un centro commerciale non ti sembrano già un buon motivo e una buona informazione?

        • luigi lupo says:

          E all’ora perchè a Roma ha gli stessi problemi? Caprotti dice che sono dodici anni che ci prova ma si ricorda di parlar male solo di Marino. Ma in questi anni per quanto tempo il sindaco è stato Alemanno? Vuol dire che contro Caprotti non ci sono sole le Coop falce e carrello ma anche i sindaci di destra. Figli contro, sindaci di destra (non citati) contro, sinistra (ovviamente) contro, in poche parole un martire. Santo subito. Dimenticavo, in questa risposta cito Alemanno, ho fatto più informazione io che la redazione di Tempi.

      • Markus says:

        Sig Lupo , mi scusi ma sappiamo benissimo che dove esiste l’impero rosso , c’è poco spazio per chi non si allinea..! Basta vedere l’affaire MPS per comprendere come i compagni siano sensibilissimi al denaro, molto ma molto di più di quelli che qualche anno fa bollavano come “padroni “. I bolscevichi da salotto sono molto bravi a filosofare sulle “masse popolari” , ma altrettanto bravi a farsi i propri interessi , specie quando ci sono di mezzo i soldi. L’ultimo caso e’ il sig.Floris che, dopo aver succhiato denaro pubblico in RAIn, ha impiegato un nano secondo a trasferirsi a la 7 per la modica cifra di 4 milioni di € all’anno….!!!! Avanti popolo alla riscossa …!!! Amen

      • Markus says:

        Sig Lupo , mi scusi ma sappiamo benissimo che dove esiste l’impero rosso , c’è poco spazio per chi non si allinea..! Basta vedere l’affaire MPS per comprendere come i compagni siano sensibilissimi al denaro, molto ma molto di più di quelli che qualche anno fa bollavano come “padroni “. I bolscevichi da salotto sono molto bravi a filosofare sulle “masse popolari” , ma altrettanto bravi a farsi i propri interessi , specie quando ci sono di mezzo i soldi.

        • luigi lupo says:

          Vogliamo parlare del San Raffaele? della clinica Santa Rita? della Maugeri? Pensi bene a chi può scagliare la prima pietra.

    • beppe says:

      caro giava, ti sei posto gli stessi interrogativi angoscianti e pensosi anche quando aprono le altre centinaia di centri commercial?. la saga di caprotti è veramente il simbolo del marcio che c’è in alcune regioni rosse.

      • Giava says:

        Si, a differenza di molti, me li sono posti!
        E, in generale, sono per la piccola distribuzione, il negozio sotto casa che è anche il punto d’incontro della vita del quartiere, il negozietto dove puoi scambiare quattro chiacchiere senza fretta e non sei solo un cliente. Forse i prezzi sono leggermente più alti, è vero, però quanti altri vantaggi!
        Per non parlare, poi, dei “costi occulti” della grande distribuzione e dell’impatto sociale dei grandi ipermercati … ma questo è tutta un’altra storia!

        Piuttosto vorrei fare un’altra domanda: come la Redazione (e tanti assidui lettori) trovano “scandaloso” il tempo necessario per l’apertura di un centro Esselunga, sospettando (a ragione?) chissà quali ostacoli ideologici, l’impareggiabile ed equilibrata Redazione ha mai pensato di denunciare (o solo rendere note ai propri lettori) le traversie che hanno colpito l’imprenditore Francesco Di Stefano per la concessione di Europa 7?
        Così, a naso, mi pare che il danno subito da Di Stefano sia di gran lunga maggiore, altro che il “povero” Capriotti!
        Ma, come al solito, di questo è meglio non parlare: si corre il rischio che qualche “e-lettore” apra gli occhi.

        • luigi lupog says:

          Giava, per quelli che prendono per oro colato quello che Tempi scrive il tuo ragionamento sui posti persi dai piccoli commercianti è troppo complicato. Se poi parli di “concessione di Europa 7” sei così sicuro che capiscono che stai parlando di televisione? Andando su cose ancora più serie si parla di Caprotti ma non si parla dei morti che anche questa settimana si sono stati nel Canale di Sicilia. Se una persona, questa settimana, avesse letto solo Tempi di quei morti non avrebbe saputo nulla,

          • beppe says:

            luigi volpone, quando non sapete che pesci pigliare, saltate di palo in frasca. tirare in ballo i morti della vergognosa tratta dei disperati è proprio da …disperati. mare nostrum è una vergogna da qualunque lato la si consideri.

            • luigi lupo says:

              beppe, a Giava facevo notare delle cose che il tuo commento non ha fatto altro che confermare. Quindi, ti spiego che con te non sono passato di palo in frasca, vai un pò sopra e vedi che l’unica volta che ti ho risposto l’ho fatto a tono, mentre il commento di Giava mi ha dato la possibilità di fare notare con quale spirito cristiano la redazione di Tempi scegli gli articoli. Capito mi hai?? oppure ho fatto un ragionamento ad una persona che imbevuta di amiconepensiero ha perso la capacità di ragionare? Se poi mi spieghi la storia del volpone mi fai una cortesia perchè, lo ammetto, proprio non l’ho capita.

    • Cisco says:

      @Giava
      E perché vorresti impedire a un imprenditore di fare concorrenza? Esselunga o no, il piccolo commercio non può certo pensare di campare vendendo le stesse cose che si vendono nei supermercati. Anche le locomotive elettriche hanno portato via lavoro alle miniere che estraevano carbone, il mondo cambia. E’ indubbio che la GDO abbia portato benefici riducendo l’inflazione e riducendo l’evasione fiscale.

      • Giava says:

        @Cisco
        E dove avrei detto che vorrei impedire ad un imprenditore di fare concorrenza?
        Mi pare che la tesi dell’articolo sia diversa. Se ho capito bene (ma potrei sbagliare) si porta l’esempio delle traversie burocratiche del sig. Capriotti per sostenere implicitamente la tesi che queste lungaggini siano dovute ad una “concorrenza sleale” delle istituzioni, volta a favorire la concorrenza. E non è la prima volta che in Tempi si sostiene ciò, anche citando il libro del sig. Capriotti.
        Questa visione mi pare fuorviante, come cercavo di far capire con le domande da me poste.
        Poi ognuno fa la sua spesa dove vuole ed al prezzo che preferisce, foraggiando così un diverso modello di società.
        Ma dagli intellettuali di Tempi, se dicenti cristiani, ci si aspetterebbe un’analisi più equilibrata e più critica verso la società dei consumi.

        • Toni says:

          Mi piacerebbe capire qual’è’ il punto di partenza per una seria analisi sulla società dei consumi. Per esempio come fermare la moria dei piccoli distributori? Cosa intendi?

        • Cisco says:

          @Giava
          Qui stiamo parlando di attività commerciali, la “società dei consumi” non dipende dal tipo e dal numero di esercizi commerciali, ma dall’edonismo. La vicenda di Caprotti mette in luce la devastante burocrazia italiana, aggravata da motivi ideologici nelle regioni “fosse”, notoriamente vicine alle coop.

  8. mariobon489 says:

    Caro BEPPE, solo in alcune regioni rosse? E il marcio che c’è al governo? Che ne dici del vergognoso insabbiamento dello scandalo del Forteto?

  9. Robert Benson says:

    Burocrazia un paio di balle, è mafia rossa !!!

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