Discriminazione di genere. Se lei picchia lui: 3 mesi. Se lui risponde: 6 mesi

Per la Corte Suprema spagnola gli uomini esercitano sempre atti di violenza di genere contro le donne. Così lui ha avuto una condanna doppia rispetto a lei

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La storia in breve è questa: un uomo e una donna litigano. Lei aggredisce lui, lui risponde. La cosa finisce in tribunale e il giudice condanna lei per aggressione e lui a una pena doppia perché è un maschio, quindi la sua ha l’aggravante di essere violenza di genere.

La storia è questa ma le assurdità si nascondono nei dettagli, come raccontano i media spagnoli. Il fatto è avvenuto nel 2017 a Saragozza, Spagna, e i due partner erano venuti alle mani dopo una lite. A quanto pare, lei lo avrebbe colpito in faccia, lui avrebbe risposto con una sberla, ricevendo un nuovo calcio da lei. Nessuno dei due, al termine del litigio, ha riportato sul corpo ferite evidenti e nessuno dei due ha sporto denuncia.

VIOLENZA DI GENERE

La cosa è finita in tribunale anche se una prima sentenza aveva scagionato entrambi dall’aver commesso abusi in base al genere. Ma la Procura ha impugnato l’assoluzione fino alla Corte Suprema che ha stabilito che, in una reciproca aggressione, gli uomini esercitano sempre atti di violenza di genere contro le donne. Indipendentemente dalla motivazione o intenzione dell’aggressore, ogni volta che un uomo aggredisce una donna è violenza di genere. Per questo lei è stata condanna a tre mesi di reclusione, lui a sei.

DISCRIMINAZIONE POSITIVA

La decisione ha fatto discutere anche perché quattro dei quattordici giudici della Corte Suprema hanno firmato un’opinione dissenziente rispetto ai loro colleghi, non ritenendo che, stante i fatti, fosse in atto una violenza motivata dal genere dei litiganti.
L’avvocato Antonio Muñoz, che si occupa di queste cause in Spagna, ha però applaudito la decisione dei giudici della Corte Suprema: a suo parere si tratta di una «discriminazione positiva» che aiuterà la Spagna a progredire verso una società «più matura».

Foto Ansa

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