Difendere l’etica per difendere l’uomo

Incontro organizzato dagli Universitari per la vita che non si è potuto svolgere in Statale, ma solo in una parrocchia vicina. Perché, invece, ai radicali sono state concesse le aule?

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Il gruppo “Universitari per la vita” voleva organizzare un incontro in Università Statale a Milano. Sebbene il gruppo, tramite un esponente dell’Associazione Ora et Labora, avesse chiesto per tempo all’ateneo la disponibilità di un’aula, questa non è stata concessa, così che gli studenti hanno dovuto dirottare la sede del convegno in una sala di una parrocchia. L’appuntamento, dal titolo “Difendere l’etica per difendere l’uomo”, si svolgerà giovedì 11 ottobre alle ore 15.30 presso l’oratorio S. Eufemia in piazza S. Eufemia 2, Milano.
Qui di seguito pubblichiamo il testo di un articolo apparso sul sito del gruppo universitario.

Mentre gli italiani continuano ad essere bombardati a senso unico dai messaggi dei soliti mercanti di morte, assoldati dai grandi giornali e talk show televisivi, che sbandierano aborto, eutanasia, suicidio assistito, embrioni congelati, droga libera come grandi “conquiste di civiltà”… ecco che una parte del mondo studentesco va contro corrente.

A Milano abbiamo deciso di effettuare (assieme al gruppo “Ora et Labora”) un incontro pubblico, il giorno 11 ottobre, dove esporre i principi in cui crediamo: “la vita va tutelata fino alla fine, no alla eutanasia; gli embrioni sono già esseri umani e quindi non si può accettare che li si produca, non si possono distruggere, congelare o usare per esperimenti; l’aborto è un delitto ed una strage che dura da quarant’anni, a carico del contribuente, la legge 194 deve essere abolita perché legalizza l’omicidio; no alle pillole abortive ed agli affari delle multinazionali del farmaco sulla pelle dei giovani”.

Questi alcuni dei temi che intendiamo trattare.

In università non è stato possibile avere uno spazio, per fortuna ci ha ospitato una parrocchia vicina e cercheremo comunque di coinvolgere gli studenti.

La mancata concessioni di spazi universitari però non vale per tutti. All’inizio di ottobre verrà ospitato nella sede dell’ateneo di via Festa del Perdono, nientemeno che il congresso dell’associazione Luca Coscioni.

Non ci sembra giusto che si faccia entrare ufficialmente in una Università Statale una associazione del genere, che promuove aborto, eutanasia, uso degli embrioni umani come cavie, lotta alla obiezione di coscienza, liberalizzazione della cannabis. Cosa c’entra tutto ciò con i principi umanitari, etici o di ricerca su cui dovrebbe basarsi un’università? Senza parlare del fatto che questa associazione si muove dichiaratamente pure sul terreno dell’illegalità. Il suo presidente è noto per organizzare viaggi della morte in Svizzera per il cosiddetto suicidio assistito, in violazione all’art. 580 del codice penale. È noto anche per essersi vantato di aver esportato illegalmente embrioni per sottoporli alla sperimentazione scientifica, altra cosa illegale e vietata dalla legge 40. Senza parlare delle pratiche ai limiti della legge di altri noti personaggi di questa organizzazione.

Quello che c’è di più grave nell’ideologia dei radicali non è solo ciò che vogliono ottenere o che hanno già ottenuto (aborto, eutanasia, liberalizzazione della ricerca sugli embrioni, ecc.), ma l’intento di fondo di questi ideologi è quello di distruggere totalmente il concetto di etica.

L’obiettivo radicale è quello di demolire il fatto stesso che debbano continuare ad esistere principi morali inviolabili, in primo luogo il rispetto della vita. Tutto ciò per loro dovrebbe essere abrogato, e sostituito dall’unico principio dell’utilitarismo pratico. Non possiamo accettare una logica del genere.

Marco Cappato, leader della associazione Luca Coscioni, in un convegno all’Umanitaria di Milano avvenuto nel settembre dello scorso anno, ha definito l’espressione “temi eticamente sensibili” come “mostruosa”, proclamando nel contempo la necessità di “rovesciare il paradigma della cosiddetta bioetica” e abolire i divieti morali che a suo dire “bloccherebbero la ricerca scientifica.”

Ma se non ci sono più dei principi etici inviolabili, cosa potrebbe impedire di usare non solo gli embrioni, ma anche le persone adulte come cavie da laboratorio, se questo potesse servire a far evolvere la scienza? Cosa impedirebbe di uccidere pure il nostro vicino di casa, magari in piena salute, sapendo che dalle sue cellule si può ricavare una medicina per salvare il resto dell’umanità? Se l’unico criterio valido è quello dell’utilità, uccidere un essere umano per salvarne 100, o magari un milione, sarebbe una cosa non solo lecita, ma anche doverosa! Vediamo quindi che i deliri radicali, prospettati come atteggiamenti “umanitari”, ci riportano invece ai periodi peggiori della nostra storia, che speravamo fossero archiviati.

I principi base del rispetto della vita devono rimanere intatti. Contro chi vorrebbe distruggere ogni principio etico in nome dell’utilità pratica, noi sosteniamo il criterio opposto, e cioè che bisogna difendere strenuamente i baluardi della civiltà, per il bene dell’umanità stessa, per non tornare alle stagioni più buie della nostra storia.

Quanto poi alla famosa “autodeterminazione” a cui si appellano come un mantra i radicali e i loro supporter per giustificare eutanasia e suicidio assistito, facciamo solo appello ad un minimo di buon senso e razionalità. Non può esistere l’autodeterminazione ad uccidersi, perché sarebbe una contraddizione in termini, in quanto distruggerebbe proprio il soggetto che pretende di autodeterminarsi. Inoltre se esistesse il “diritto alla morte” dovrebbe corrispondere il “dovere” di qualcun altro ad attuarlo. E quindi tutti noi saremmo autorizzati, o addirittura costretti a trasformarci in assassini.

È la prova provata che dietro l’ideologia radicale non c’è la logica dei “diritti”, ma un delirio di onnipotenza che non può non arrivare al punto di abolire ogni limite morale e giustificare pure l’omicidio.

Non sappiamo quanti verranno al nostro incontro, ma non possiamo stare in silenzio e lasciare il campo a chi diffonde le sue bugie di morte.

Foto Ansa

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