«Deriso perché gay, si getta dalla finestra». Ma oggi i giornali ci ripensano: «Niente omofobia né bullismo»

Ieri avevamo anticipato che la vicenda del 16enne omosessuale che ha tentato il suicidio a scuola andava capita meglio. Oggi anche i giornali la riscrivono, rinunciando a banalizzarla

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“Deriso perché gay, si getta dalla finestra”. Presentata dai giornali con titoli di questo tenore come un tragico caso di “omofobia” e “bullismo”, la storia del 16enne omosessuale che l’altro ieri ha tentato il suicidio in una scuola di Roma lanciandosi nel vuoto dal terzo piano, sopravvissuto per miracolo, andrebbe riscritta da capo, possibilmente senza ricorrere alle solite pigre categorie della nostra informazione. Ieri in un editoriale di Luigi Amicone avevamo anticipato che forse le ragioni del gesto di questo adolescente non andavano cercate nel presunto (molto presunto) disprezzo dei compagni verso un ragazzo “diverso” ma nella «”lunga storia” di una famiglia di genitori separati. Di un padre che se n’è tornato in Romania. E di una madre rimasta sola a Roma. Sola col suo ragazzino che è negli anni in cui la presenza di un padre e di una compagnia di amici non gli farebbero passare nemmeno lontanamente per la testa che la vita è male, che tutto cospira a tacere di certe sue inquietudini, che non c’è niente per cui valga la pena vivere».
Oggi, a quanto pare, anche i principali quotidiani italiani, con maggiore o minore onestà intellettuale a seconda delle testate, si rendono conto che la vicenda è più complicata di come è stata strillata. Ed è, se possibile, ancora più drammatica. Alcuni esempi.

IL FATTO. «Carolina suicida a Novara dopo la violenza dei compagni. Simone sbeffeggiato a scuola perché gay cerca la morte a Roma. Ragazzi lasciati troppo soli». Pur aprendo in prima pagina con questo “motto”, il Fatto quotidiano, nelle pagine interne, fa sparire le parole d’ordine anche dai titoli, niente “omofobia” né “bullismo” né “derisione” bensì un doloroso “La mamma del ragazzo gay: ‘Non lo lascerò più solo'”. E nell’articolo il cronista si trova a fare i conti con le reazioni dei compagni e dei conoscenti di “Simone” alla campagna stampa messa in piedi ieri: «Avete scritto che lo prendevamo in giro, che ha tentato il suicidio per colpa nostra: bugiardi, andatevene». Ancora: «Questa è una scuola dura. Le classi partono con 30 ragazzi e al diploma sono in 10. Si studia sul serio, purtroppo con problemi sempre più gravi perché mancano i fondi. (…) Adesso pure ‘sta storia del gay che si butta: ma qui i gay non hanno nessun problema, proprio nessuno». Il Fatto aggiunge anche che «non si ricordano gesti di disprezzo per il compagno che ha tentato il suicidio», riportando in merito una dichiarazione eloquente (fra altre dello stesso tenore): «Il nostro rappresentante di istituto è stato per anni Federico Trombettoni, gay dichiaratissimo, che poi s’è candidato a Pomezia per Vendola. Scherzavamo sempre nei corridoi, battutacce stupide del tipo: “Aò arriva Trombettoni, tutti con le spalle al muro!”. Ma lo dicevamo perché si rideva insieme, senza offendere».

REPUBBLICA. Insiste invece, ma solo nel titolo, Repubblica. «Deriso perché gay, ma voglio tornare a scuola», titola a tutta pagina il quotidiano, mettendo la frase fra virgolette per fare intendere che le parole siano quelle del povero ragazzo. Nel pezzo, tuttavia, niente. Quel «deriso perché gay» non si trova tra le parole del 16enne, mentre si ritrova eccome il suo pentimento e la sua intenzione di tornare a scuola. Favorita anche dal commovente gesto della classe che ieri si è presentata da lui in ospedale con «un lenzuolo bianco con una scritta vergata con spray rosso: “Non sei solo, siamo con te”». L’unica voce ad accreditare l’ipotesi “omofobia”, nella cronaca di Repubblica, è quella di Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, che pure mette le mani avanti specificando che le vere cause del tentato suicidio «sono tutte da capire» (nel dubbio, però, Marrazzo sottolinea «come sia importante in un ambiente scolastico formare gli studenti contro l’omofobia»).

CORRIERE DELLA SERA. Anche il Corriere della Sera, infine, evita i titoli shock e anzi ribalta la lettura dei fatti: “Il ragazzo di 16 anni, dopo il volo dalla finestra: ‘Invisibile, mi calpestano senza accorgersene'”. L’articolo sembra una smentita travestita da cronaca, dove si adombra perfino che potrebbe non essere l’omosessualità dello studente l’origine del suo disagio: «Nessun comportamento o apparenza equivocabile, nessun “amore” del suo stesso sesso né esperienze pregresse di omosessualità». Il 16enne «sentiva di essere gay, da almeno un anno ne era convinto, ma non lo aveva raccontato se non a pochissime persone vicine, amiche di scuola per lo più». Il ragazzo secondo il Corriere avrebbe detto al magistrato: «Intorno a me vedo solo gente senza cuore. Mi calpestano senza accorgersene. Il mondo non fa per me e io non sono fatto per il mondo». Cosa significhi questo è ancora tutto da capire, evidentemente. Fatto sta che, scrive sempre il Corriere, «non c’è un episodio scatenante, non atti di bullismo o insulti e derisioni legate al suo sentirsi gay. Più male gli ha fatto sentirsi invisibile».

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