Decreto carceri, Pagano (Dap): «La direzione è giusta, rafforzate le misure alternative alla prigione»

Per il numero due dell’amministrazione penitenziaria è positivo l’incentivo all’uso del braccialetto elettronico: «Strumento utile, sono favorevole»

È soddisfatto del nuovo decreto carceri il vicedirettore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Luigi Pagano. A tempi.it, l’ideatore del “modello Bollate” (il carcere di Milano in cui si sperimenta una detenzione fatta di lavoro, attività rieducative, condizioni umane delle celle) spiega che «il decreto va nella giusta direzione, rafforzando le misure alternative e facendo diventare il carcere extrema ratio».

Giudica positivamente le misure previste dal decreto?
Il decreto va nella giusta direzione. La liberazione anticipata aumenta a 75 giorni e viene messa a regime la detenzione domiciliare. Soprattutto cambia la normativa per i reati di lieve entità per spaccio di stupefacenti, con una misura che permetterà di evitare il carcere al tossicodipendente, che sarà piuttosto indirizzato a misure trattamentali più utili alla sua cura. Io trovo che il decreto tratti complessivamente e bene la materia. Crea intorno al carcere una rete più forte di misure alternative, facendo sì che il carcere diventi solo l’extrema ratio.

Una delle misure contenute nel nuovo decreto carceri riguarda l’incentivo all’uso del braccialetto elettronico. È vero che questo strumento dal 2001 è costato 80 milioni di euro, ma è stato usato solo in 55 casi?
Onestamente noi al Dap non abbiamo dati, posso solo supporre la situazione: la precedente normativa prevedeva che se il detenuto andava ai domiciliari si poteva dargli il braccialetto, però solo con il suo consenso (mentre oggi finalmente diventa obbligatorio), e la gestione del braccialetto spettava al ministero degli Interni, l’organo che possiede i dati sui costi e sull’uso che ne è stato fatto.

E lei cosa pensa di questo strumento?
Sono favorevole, come lo sono a qualsiasi misura che possa portare fuori il detenuto in condizioni di sicurezza. Negli altri paesi i braccialetti sono usati da molto tempo e con buoni risultati, noi probabilmente abbiamo iniziato un po’ tardi, ma lo ritengo uno strumento utile. Ben venga se permette l’uscita dal carcere mantenendo il controllo del detenuto e la sicurezza del cittadino. Il carcere, al contrario, costa molto anche in termini umani, come ha dimostrato la sentenza Torregiani, che ha condannato definitivamente l’Italia, e come dimostrano i continui moniti del presidente Giorgio Napolitano per un intervento sulle condizioni in cui vivono i detenuti.