«Bene il decreto carceri ma serve molto di più. Giustizia non è solo assegnare una pena»

Approvato il decreto annunciato dal ministro Cancellieri. Moderatamente soddisfatto l’ispettore generale dei cappellani delle carceri. Che chiede una discussione radicale sul «modo di fare giustizia»

Meno ore trascorse in cella per un numero maggiore di detenuti e più ore di lavoro fuori dalla cella. Maggiore ricorso alle attività socialmente utili a fini rieducativi e alle pene extrapenitenziarie. E possibilità di uscita anticipata per chi ha dimostrato di seguire nel tempo una buona condotta. Anche se resta ancora molto da fare per tutelare la dignità dei detenuti italiani, il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legge sulle carceri, che mira a liberare entro il 2016 10 mila posti negli istituti italiani, che oggi ospitano 20 mila carcerati in più rispetto alla capienza reale di 47 mila posti. Dalle novità rimangono esclusi i detenuti condannati per reati gravi, come stragi, terrorismo, criminalità organizzata e maltrattamenti e abusi nei confronti dei minori.

DOMICILIARI PER LE DETENUTE MADRI. Immediata carcerazione, inoltre, solo per i condannati in via definitiva. Mentre, per le pene entro i due anni il pubblico ministero valuterà misure alternative. Più permessi premio per chi si comporta bene fino a consentire l’uscita di prigione anticipata; abolita l’esclusione dai benefici per i recidivi e possibilità, infine, di accedere direttamente ai domiciliari per le donne madri e i detenuti con malattie gravi, se la loro pena non supera i quattro anni. Sono queste le altre principali misure con cui l’Italia cerca di mettersi in regola prima del maggio 2014, il termine ultimo per riformare le carceri indicato più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il decreto non porta la firma del vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell’Interno Angelino Alfano solamente perché, come peraltro ribadito più volte da lui stesso e dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, ad Alfano spetta firmare il decreto sulla sicurezza che, inizialmente, avrebbe dovuto essere accorpato con quello sulle carceri ma così non è stato. Nessuna distanza o distinguo tra i due, pertanto.

I CAPPELANI: SERVE MOLTO DI PIU’. Non entusiasmo ma moderata soddisfazione per don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri, che, intervistato da Avvenire, ha detto: «Servirebbero misure molto più forti». E ha aggiunto: «Si è almeno cercato di trovare alcune soluzioni per una parte di detenuti che, con meno allarme sociale, possono uscire dal carcere. Ma il provvedimento sembra essere più il risultato di una difficile mediazione tra le forze politiche». Mentre, secondo il sacerdote, in Italia si dovrebbe discutere «in modo radicale sul modo di fare giustizia: alcuni la riducono al luogo in cui si assegna una pena e non vedono altro». E ai timori di chi vede il decreto come un nuovo “svuotacarceri” ha risposto: «La realtà non è quella. Anche le critiche di chi vede un’amnistia mascherata nascono dal modo in cui si concepisce la giustizia».