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Dal nostro inviato a Strasburgo

dicembre 15, 1999 Mauro Mario

Dal nostro inviato a Strasburgo

Castagnetti l’invidioso, ovvero la favola della volpe e l’uva.

“Forza Italia ha ottenuto l’adesione di circa il 75 per cento di poco più del 50 per cento degli aventi diritto al voto (95 su 182) nel bureau del Partito Popolare Europeo. L’altissimo livello di assenze, nonostante il massiccio sforzo organizzativo delle delegazioni tedesca e spagnola, segnala il profondo imbarazzo dei membri del Partito Popolare Europeo ad aprire le porte del partito a una formazione per cultura e organizzazione del tutto estranea alla tradizione democratico cristiana”. Così Pierluigi Castagnetti, Segretario del Partito Popolare italiano, ha commentato l’ingresso avvenuto pressoché a furor di popolo di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo. Obbiettivo peraltro più volte indicato anche da chi scrive durante la campagna elettorale per le europee come tappa indispensabile per ancorare il movimento fondato da Silvio Berlusconi a un ideale che rimane l’unica vera alternativa allo statalismo delle sinistre e dei loro chierichetti. Peraltro nel Partito Popolare Europeo, Forza Italia arriva in virtù del voto non solo dei parlamentari presenti il 2 dicembre a Strasburgo ma soprattutto grazie ai voti dei milioni di elettori che in questi anni seguiti alla morte della Dc hanno trasferito il loro consenso a una forza tranquilla che, a differenza di Castagnetti, avvertono assolutamente consone alla tradizione democratico cristiana.

Cronaca di una giornata particolare,ovvero storia infinita della parità.

Strasburgo, martedì 19 novembre 1999, ore 9.00. Sessione Plenearia del Parlamento Europeo.

Prende la parola l’On. Gianni Vattimo, esponente della Sinistra italiana e membro del PSE (Partito Socialista Europeo):
“ Signor Presidente, vorrei attirare l’attenzione del Parlamento sull’intervista – pubblicata ieri – che ha rilasciato la nostra Presidente, signora Fontaine, a un giornale italiano, La Stampa, nella quale elle prende apertamente e pesantemente posizione a favore del finanziamento della scuola privata da parte dello Stato in Italia.Ora, questa questione è al centro di un dibattito politico molto acceso nel mio Paese e mi sembra del tutto inopportuno, per non dire inammissibile, che la nostra Presidente si schieri così duramente a favore di una delle parti in causa, vista la sua posizione istituzionale, ignorando per giunta che un articolo della Costituzione italiana parla esplicitamente della libertà per tutti di aprire scuole private senza oneri per lo Stato. Inviterei quindi la nostra Presidente a fare più attenzione – nel corso di un dibattito politico in uno dei Paesi dell’Unione – sia a non schierarsi per una parte sia a rispettare o almeno a tener conto dell’esistenza delle costituzioni vigenti nei vari Paesi dell’Unione.” In qualità di Capo delegazione di Forza Italia, risponde subito l’On. Antonio Tajani, membro del PPE (Partito Popolare Europeo): “Signor Presidente, devo dire che quanto detto dall’Onorevole Vattimo non corrisponde a realtà perché la Presidente di questo Parlamento si è limitata a dire qual è stato il voto in Aula di una risoluzione del Parlamento Europeo che invitava tutti gli Stati membri a rispettare l’impegno della parità scolastica, cioè ad agevolare la parità scolastica. Non c’era una presa di posizione: si limitava a prendere atto di quello che succedeva. Mi pare, comunque, che il tentativo di strumentalizzare anche in quest’Aula una battaglia politica che la sinistra sta combattendo in Italia contro la parità scolastica sia assurdo e non pertinente ai lavori di questo Parlamento.” Come non pensare alle parole pronunciate da Giovanni Paolo II a Roma, il 30 ottobre scorso, quando, all’immensa folla radunata in Piazza San Pietro, ha ricordato che il pieno riconoscimento della parità giuridica ed economica tra scuole statali e non statali deve passare attraverso il superamento di antiche resistenze contrarie ai valori di fondo della tradizione culturale europea? Come non pensare, ancora una volta, che il nocciolo della questione è una posizione culturale, prima che un problema di articoli di legge? Lunedì 10 gennaio 2000 la Commissione Cultura del Parlamento Europeo torna a votare sullo strano caso del sistema educativo italiano e delle sue anomalie dopo la vittoria ottenuta da Forza Italia in Comissione Petizioni e … la battaglia continua, comunque.

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