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dal mondo 48/5

dicembre 22, 1999 Tempi

dal mondo

Cecenia antipasto del tetro risveglio atomico russo In Cecenia si sta compiendo una fosca tragedia che in un osceno crescendo svela ancora una volta, se pure ce n’era bisogno, la cattiva coscienza della comunità internazionale, ma anche in Russia tira una brutta aria. Lo Eltsin digrignante che, dopo aver abbracciato quel grande democratico del premier cinese che risponde al nome di Jiang Zemin, ricorda non solo a Clinton ma al mondo intero che “la Russia possiede un arsenale completo di armi nucleari”, aiuta a recuperare un’altra notizia inquietante che la Izvestija ha pubblicato un paio di settimane sotto il titolo “Un russo su due è pronto alla guerra nucleare”.

Secondo un sondaggio realizzato dal Centro di ricerche politiche in Russia il 76 per cento dei russi sottoscrive l’affermazione che “l’armamento nucleare ha un ruolo insostituibile per assicurare la sicurezza nazionale della Russia” e il 52 per cento ritiene che il paese potrebbe essere presto investito da un’aggressione nucleare: “un russo su due vive nell’attesa dell’apocalisse”, commenta la Izvestija. Essa però non è attesa tanto da parte degli Stati Uniti o dell’Occidente, ma piuttosto per opera di “terroristi internazionali” (la pensa così il 90 per cento). Comunque la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti è alta: il 55 per cento degli intervistati annette grande importanza alla ratifica degli accordi per il disarmo nucleare Start II, ma il 72 per cento è convinto che gli americani “ci bidoneranno, adempiendo solo le condizioni che sono vantaggiose per loro”. Commenta il quotidiano moscovita: “Al posto dell’euforia dei tempi della fratellanza universale subentra una tetra avvedutezza, ovvia in un paese che si sente un campo di battaglia circondato da nemici”.

E anche le prospettive economico-finanziarie sono tetre Una “tetra avvedutezza” caratterizza anche il commento di un’altra Izvestija, preoccupata dell’incombente isolamento finanziario della Russia, rappresaglia di Fondo monetario (Fmi) e Occidente per la politica bellicista di Mosca in Cecenia. “La minaccia di esclusione dai crediti del Fondo provoca complicazioni del tutto prevedibili nel processo negoziale con altri creditori della nazione, riuniti nel Club di Parigi e nel Club di Londra. La Russia non ha i mezzi per saldare i debiti contemporaneamente con tutti i creditori, sia il Fmi che i Club di Parigi e Londra, nonostante la favorevole congiuntura del mercato petrolifero mondiale. Perciò inevitabilmente le richieste del Fmi produrranno sovvertimenti politici in Russia: non è un caso che uno dei primi politici russi che hanno reagito alla dichiarazione del direttore del Fondo sia stato il leader del partito comunista Zyuganov, secondo il quale il governo russo deve attuare “una politica economica qualitativamente diversa” da quella attuale per non dipendere dai crediti degli organismi finanziari”. “È evidente -commenta preoccupata Izvestija – che l’ultimatum dell’Occidente può spingere l’ascesa al potere in Russia di forze che attuerebbero una politica economica diversa, centrata sulla ripresa dell’economia attraverso una “ripresa della domanda effettiva” e la crescita di “500 imprese”, il tutto attraverso un’inarrestabile emissione di titoli di Stato. Grazie all’atteggiamento dell’Occidente possiamo dare l’addio per lunghi decenni al mercato e alla democrazia”.

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