Daccò condannato a 10 anni. L’avvocato: «Sentenza coi piedi d’argilla»

Pierangelo Daccò è stato condannato a dieci anni per le vicende legate all’ospedale milanese San Raffaele. Il gup ha “raddoppiato” la richiesta dei pm. Il legale: «Pena inusitata»

Pierangelo Daccò è stato condannato a dieci anni per le vicende legate all’ospedale milanese San Raffaele. Il pm Luigi Orsi aveva chiesto 5 anni e 6 mesi, affermando che Daccò si sarebbe appropriato di 5 dei 47 milioni che, secondo l’accusa, sarebbero stati distratti dalle casse del San Raffaele. Il gup Maria Cristina Mannocci ha quindi raddoppiato le richieste dei pm, lasciando esterrefatto il legale di Daccò, Giampiero Biancolella. Il gup ha invece assolto  l’altro imputato Andrea Bezziccheri, per il quale i pm avevano chiesto una condanna a tre anni.

Daccò dovrà anche versare una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 5 milioni di euro alla parte civile, rappresentata dalla Fondazione e dai commissari dell’ospedale, che attualmente si trova in concordato preventivo.
Essendo stata rigettata l’istanza di scarcerazione e di concessione degli arresti domiciliari, dovrà rimanere in carcere altri sei mesi.

Biancolella, a quanto riferisce il corriere.it, già in mattinata aveva detto trattarsi di «una sentenza di condanna già segnata», e poi, nel pomeriggio, ha così commentato: «È una sentenza che ha i piedi di argilla perché basata sugli stessi presupposti al centro dell’annullamento da parte della Cassazione del primo provvedimento restrittivo. Comunque ci saranno altri gradi di giudizio». In un video che appare sul sito di Repubblica, Biancolella parla di «pena inusitata per un estraneo in un processo di bancarotta. Il problema è: Daccò sapeva che il San raffaele era in stato di decozione? Non lo sapeva nessuno».

Va ricordato che nel luglio dello scorso anno, gli esperti di Deloitte avevano certificato per l’ospedale di don Verzé una passività in bilancio di circa un miliardo e mezzo di euro (1.476 per la precisione). «Di questi– come scritto sul Corriere del 30 luglio 2011 – 431 milioni sono legati a leasing, factoring e alle garanzie concesse». Tra presunte distrazioni e accantonamenti certificati, dunque si è trattato di un buco di circa un 1 miliardo.

Per la cronaca, il san Raffaele non è in realtà effettivamente fallito in seguito alle sue tormentate vicende e buchi di bilancio, ma è stato rilevato, nel maggio 2012, dall’imprenditore ospedaliero Giuseppe Rotelli, primo azionista singolo dell’editore del Corriere della Sera (con il 16,55%), che ha acquistato l’ospedale di don Verzé versando il corrispettivo di 405 milioni di euro.

In seguito alle rimostranze della sinistra, che ha attaccato il governatore Roberto Formigoni, collegando la vicenda Daccò al suo impegno politico, la Regione Lombardia ha emesso ieri sera una nota: «A 16 mesi dall’apertura delle indagini sul S. Raffaele la magistratura non ha sollevato nessun addebito nei confronti di nessun esponente e di nessun atto della Regione Lombardia. Come abbiamo sempre sostenuto, Regione Lombardia è totalmente estranea agli episodi di cui si parla e nessun euro di denaro pubblico è stato sperperato. Le speculazioni della sinistra estrema – Pd, Idv e Sel – come spesso capita, sono infondate e vigliacche».