«Cristiani perseguitati. La sinistra non può rimanere legata a un “antipretismo” ottocentesco»

Intervista a Lucia Annunziata, direttore dell’Huffington Post. «La sinistra ha messo da parte l’identità religiosa cristiana. È tornata a Marx, e all'”oppio dei popoli”»

Kenyans gather for a candlelight vigil to mourn the 148 people killed in Garissa attackPer Lucia Annunziata «possiamo essere atei ma non senza i valori». A tempi.it la direttrice dell’Huffington Post spiega perché nel suo ultimo editoriale ha rimproverato alla sinistra un certo silenzio di fronte alle strage dei cristiani in Africa e Medio Oriente. «Perché – ha scritto – non ricevo appelli da firmare (eppure me ne inviano di ogni tipo)? Perché nessuno promuove non dico una manifestazione ma un sit-in, o una qualunque riunione? Non all’uditorium, non all’Ambra Jovinelli, ma nemmeno in un padiglione qualunque di periferia, o in una piazza storica occupata dalla Cgil o dalla Fiom. Nulla. Non sento slogan, non arrivano documenti, né appelli, né proposte di sottoscrizione».

LA DESTRA E I PRETI. Perché la sinistra si limiti a difendere solo alcune categorie di deboli, «dipende dal fatto che, da anni, ha due grossi problemi: uno politico e uno culturale», spiega Annunziata. «Il primo deriva dalla paura di farsi portatrice di temi normalmente affrontati dalla destra, il secondo da un laicismo di forma ottocentesca, una sorta di “antipretismo” obsoleto, di anticristianesimo». Non è solo un limite della sinistra, ma anche «degli Stati occidentali, culturalmente vicini ad essa, che hanno timore di difendere i cristiani per le stesse ragioni».

L’OPPIO DEI POPOLI. C’è un terzo problema, continua Annunziata, che discende da quello che la giornalista definisce “anticristianesimo”, una sorta di «laicismo agnostico»: «La sinistra – prosegue – ha messo da parte l’identità religiosa cristiana considerandola un male. È tornata a Marx, e alla sua definizione di “oppio dei popoli”. Ma così si finisce per mettere tutto sullo stesso piano e buttare tutto nello stesso calderone dove essere musulmani, cristiani o altro è considerata la stessa cosa». L’Occidente e «i suoi governi di sinistra» pensano che appianare le differenze sia un antidoto e che «difendere i cristiani significhi impostare una piattaforma che risollevi lo spettro della guerra di civiltà e di religione. Si teme di innescare un meccanismo violento, uguale e contrario a quello attivato dai musulmani».

BAGAGLIO CULTURALE. Così «se dici: “Dobbiamo difendere i cristiani” ti rispondono: “Beh, ma perché non abbiamo difeso i zoroastriani?”. Per carità tutti gli esseri umani vanno difesi, ma con questa scusa stiamo evitando di affrontare un problema enorme». Inoltre, teorizzare «che tutto sia uguale, si traduce nel fatto che non abbiamo più nulla per cui valga la pena battersi». Ma questa convinzione, al contrario di quanto si dice, aggrava l’incomunicabilità se «alcuni dei valori che non riconosciamo più sono gli stessi di molti laici e anche dei musulmani». Per questo «la sinistra deve capire che la religione è anche una questione di valori, di una storia e di un bagaglio culturale da cui non si può prescindere senza problemi. Possiamo essere atei, appunto, ma non senza valori».