Riforma della politica e della giustizia. Costalli (Mcl): Governo Letta promuova un «nuovo patto tra popolo e istituzioni»

Per il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, crisi economica e dello stato vanno affrontate di pari passo: non bastano «piccoli interventi», bisogna modificare la Costituzione

«In questo momento storico l’Italia ha bisogno di una grande riforma costituzionale. Sbaglia chi pensa che la crisi economica e quella politica debbano superarsi attraverso percorsi separati». Per Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, la risoluzione dei problemi economici è imprescindibile da quelli politici. Non sono sufficienti «piccoli interventi normativi, c’è bisogno di un nuovo patto tra popolo ed istituzioni, e promuoverlo spetta al governo Letta».

Cosa si intende per “nuovo patto tra popolo e istituzioni”?
Significa rifondare il rapporto fra lo Stato italiano e i cittadini, compito di cui si è fatto carico l’attuale governo. Noi come Movimento Cristiano Lavoratori stiamo sostenendo da tempo, in dibattiti e incontri pubblici – l’ultimo ieri, con il ministro per le Riforme Costituzionali, Gaetano Quagliariello – la necessità di varare un piano riforme che riparino alla mancanza di credibilità che affligge le istituzioni, dovuta al loro malfunzionamento e al mancato rispetto della sovranità popolare.

In quale direzione devono andare le riforme?
Mi riferisco alle riforme della seconda parte della Costituzione. L’Italia perde competitività di giorno in giorno e ciò è dovuto in gran parte all’inefficienza dello Stato, dunque il rilancio dell’economia non può esserci a prescindere da una modifica dell’architettura costituzionale. Basti pensare ai problemi della giustizia, alla mancanza di governi stabili, a un parlamento formato con una legge elettorale che aggira la sovranità popolare. Non sono forse temi centrali per l’economia di un paese? Come si può crescere senza affrontare questi problemi?

Alcuni non sono d’accordo sulla necessità di modificare la “Costituzione più bella del mondo”.
Noi cattolici siamo riformatori e non conservatori reazionari. Purtroppo c’è una parte della sinistra che è riformatrice soltanto per quel che concerne i diritti civili e non quando si tratta di Stato, benché sia sotto gli occhi di tutti che le cose non funzionano a causa delle mancate riforme.

Matteo Renzi sembra voler rompere con la sinistra “conservatrice”.
Renzi è un guastatore. Un giorno dice una cosa, il giorno dopo, un’altra. Ha detto tutto e il suo contrario. Se vince le primarie, come sembra, sicuramente qualcosa cambierà nel centrosinistra. Ma è ancora difficile capire come: avremo una scissione? Un’innovazione? Il suo cavallo di battaglia per ora è il rinnovamento della politica, o meglio dei politici. Ma basta questo per innovare davvero un sistema politico come il nostro?

Cosa occorre fare per innovare sul serio il sistema politico italiano?
Bisogna ridare centralità alla sovranità popolare. Ciò non significa semplicemente cambiare legge elettorale, il porcellum, ma anche garantire che il voto popolare venga rispettato e dunque che si abbia un governo espressione della scelta fatta dagli elettori. Come dovrà essere rispettato – se attraverso l’istituzione di un semi-presidenzialismo alla francese oppure guardando agli esempi di Germania, Spagna o Regno Unito – si deciderà in parlamento, ma l’importante è che si arrivi a un risultato. Poi bisogna ripristinare l’equilibrio fra poteri, che è stato rotto da una parte della magistratura, e far sì che la giustizia in Italia funzioni correttamente come negli altri paesi civili. Una riforma della giustizia è indispensabile, come anche ricordato recentemente dal vicepresidente del Csm Michele Vietti: responsabilità civile, riforma del Csm e separazione delle carriere fra magistratura requirente e giudicante sono i temi in discussione in Parlamento.

Il governo Letta sarà in grado di portare avanti questo percorso costituente intrapreso già con l’istituzione del comitato dei saggi?
Sappiamo che è un governo debole. Ma è nato proprio per raggiungere due obiettivi: la riforma della Costitituzione e il superamento della crisi economica. Se non ce la fa questo esecutivo della larghe intese è difficile pensare che riuscirà un altro.