Per disarmare i tangentari dovete cancellare le leggi “stupide”, non farne di nuove. Parola di magistrato anticorruzione

La maggioranza ha trovato un accordo sulle misure anticorruzione. Ma per il procuratore di Venezia Carlo Nordio «non cambieranno nulla. Bisogna eliminare il 90 per cento delle leggi stupide e inutili in vigore»

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toga-magistrato-shutterstock_181445384Ieri la maggioranza di governo (Pd, Ncd, Scelta civica) ha raggiunto un accordo sulla tanto invocata legge anticorruzione. Sarebbe dunque pronto un testo che, come ricorda il Corriere della Sera, ricalca il ddl presentato da Pietro Grasso prima di essere eletto presidente del Senato e «piace ai magistrati. In una nota l’Anm non esita in una nota ufficiale: “Quella imboccata dalla maggioranza è una strada giusta e deve essere percorsa ulteriormente, con coraggio”». Resta da vedere se, con quali modifiche e in quanto tempo la proposta passerà in Parlamento, dove a quanto pare – stando sempre alle voci raccolte giornali – incontrerà l’ostilità di Forza Italia ma anche il favore del Movimento 5 Stelle.

I PUNTI DELL’ACCORDO. A dettagliare i punti principali dell’accordo raggiunto è stato ieri pomeriggio il ministro della Giustizia Andrea Orlando. In sintesi, la maggioranza che sostiene il governo Renzi intende proporre di:
• inasprire le pene per la corruzione (minima da 4 a 6 anni, massima da 8 a 10, mentre il periodo di divieto per il condannato di ricominciare a fare appalti pubblici passerebbe da 3 a 5 anni);
• inasprire le pene anche per la concussione (massima da 8 a 10 anni, e spiega il Corriere che «per concussione per induzione si intende quella concussione compiuta da chi abusa delle sue qualità e dei suoi poteri per indurre un’altra persona a dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità»);
• introdurre uno sconto di pena (da un terzo fino a metà) per i corrotti che decidono di collaborare con la giustizia;
• estendere la punibilità del falso in bilancio (il reato, perseguibile dal 2002 solo in caso di querela di parte, prevederebbe con le nuove misure la procedura d’ufficio, e diventerebbe punibile anche quando riguardi una percentuale inferiore al 5 per cento);
• allungare la lista delle categorie perseguibili per concussione (non solo i pubblici ufficiali ma anche gli “incaricati di pubblico servizio”, ovvero medici, infermieri, notai, semplici addetti agli sportelli).
Nulla di nuovo, invece, sulla prescrizione, tema già abbondantemente discusso in Parlamento dopo che alcuni casi di cronaca (Eternit su tutti) hanno spinto le forze politiche a occuparsene nella solita maniera “emergenziale”.

burocrazia-shutterstock_180437069MAGISTRATO CONTROCORRENTE. Non è del tutto vero, però, che il testo anticorruzione del governo «piace ai magistrati». Non a tutti. È lo stesso Corriere della Sera a chiedere un commento sulle “novità” proposte dalla maggioranza a Carlo Nordio, procuratore aggiunto a Venezia che da sempre sostiene una tesi controcorrente. Secondo Nordio (come del resto, si parva licet, anche secondo noi) la corruzione non si combatte con nuovi cavilli e mille leggi, per quanto durissime: bisogna piuttosto cancellarle, le leggi, per semplificare la burocrazia e tagliarle le unghie. È nel groviglio inestricabile di uno Stato opaco e «bizantino» che la corruzione trova il suo ambiente ideale.

NULLA DI NUOVO. La procedibilità d’ufficio per il falso in bilancio? «Beh, questo argomento non mi pare importante», dice Nordio nell’intervista a Giusi Fasano. La procedura d’ufficio c’era già, fino a pochi anni fa, eppure di falsi in bilancio «ce n’erano a iosa…». Inasprire le pene? «Mi occupo di corruzione da più di vent’anni e so che la pena in sé non serve né per impedirla né per ridurla». Allargare il ventaglio delle categorie perseguibili? «Non cambierà le cose». Il magistrato veneziano esprime qualche apprezzamento solo per l’idea di ridurre le pene ai tangentari che collaborano con la giustizia («ha funzionato con il terrorismo brigatista e con la mafia, può funzionare anche con la corruzione»). Ma quello che servirebbe veramente, secondo Nordio, è «un soluzione più drastica».

DISARMARE IL BUROCRATE. «Guardi – spiega il procuratore – io la penso così: è vero che tante volte chi paga le mazzette le offre, ma è anche vero che spesso lo fa perché non ha altra scelta per lavorare. La soluzione? Decidere che l’imputato è chi le mazzette le prende, non chi le dà. È una scelta processuale. Il concetto è che l’infedele corrotto non va intimidito ma disarmato. Dobbiamo togliere dalle sue mani le armi che usa per pretendere la mazzetta e queste armi sono le leggi numerose, complicate e bizantine che abbiamo e che gli consentono di fare quel che vuole». Se davvero il governo vuole combattere la corruzione deve farlo secondo Nordio «eliminando il 90 per cento delle leggi stupide e inutili in vigore».

COME NASCE L’ILLEGALITÀ. A proposito dei tanti bizantinismi produttori di illegalità, il magistrato ha da raccontare anche un’esperienza personale: «Anni fa ci siamo trasferiti in una sede provvisoria del tribunale. Una legge ci diceva che in ogni tribunale dovesse esserci una toilette, un’altra diceva che a Venezia i palazzi storici non si potevano toccare. Siamo stati costretti a risolverla all’italiana, violando la legge».

Foto magistrato da Shutterstock
Foto archivio da Shutterstock

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