Il Paese dei Normali

Il benzinaio che parla con tutti ma non ricorda i nomi

Di Fabio Cavallari
28 Giugno 2026
Parla con tutti. Cinque minuti, a volte meno. Il tempo di un pieno. Chiede della pressione, dei figli, del cane operato, del lavoro che manca. Ascolta più di quanto sembri.
Distributore di benzina in Italia

Franco lavora al distributore da trentadue anni. Sa riconoscere le persone dal rumore del motore prima ancora di vedere la macchina. “Questo è quello del pane”, “questa è la signora che litiga col marito”, “questo arriva sempre in riserva pure nella vita”.

Parla con tutti. Cinque minuti, a volte meno. Il tempo di un pieno.

Chiede della pressione, dei figli, del cane operato, del lavoro che manca. Ascolta più di quanto sembri. Intanto pulisce vetri, controlla gomme, passa la carta sul bancomat con una lentezza che sembra educazione antica.

I nomi però non gli restano quasi mai.

Li dimentica appena l’auto riparte.

“Ciao Franco.”

“Ciao caro.”

“Come va Franco?”

“Tutto bene tesoro.”

Usa parole generiche come fanno i preti e i baristi. Amico, campione, bella donna, giovanotto. Una volta ha chiamato “dottore” un muratore per tre anni consecutivi. Nessuno ha avuto il coraggio di correggerlo.

Dice che i nomi sono la parte meno importante delle persone. “Io mi ricordo le facce quando sono stanche”.

Un posto strano

Durante il Covid lavorava in silenzio. Mascherine, guanti, paura. Le auto arrivavano poche. Alcuni clienti abbassavano il finestrino solo di un dito. Lui invece continuava a chiedere:
“Tutto bene a casa?”

Come se la benzina fosse diventata una scusa per controllare che gli esseri umani fossero ancora vivi.

A fine giornata chiude la cassa, spegne le luci e resta qualche secondo sotto la pensilina vuota.

Dice che un distributore è un posto strano.

La gente arriva quasi sempre perché deve andare altrove.

Eppure, per qualche minuto, si ferma lì a raccontarsi.

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