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Squalo chi legge

L’eroismo di un manipolo di donne nello strazio della guerra

Di Carlo Simone
28 Giugno 2026
Là dove giganteggia il male, più grande è chiamato a essere il bene. Ne è una prova la straordinaria vicenda (vera) ricostruita da Philippe Maynial in “Le ragazze dello Squadrone blu”
Madeleine Pauliac
Madeleine Pauliac (1912-1946)

«La guerra è bella, anche se fa male», cantava De Gregori: ma perché? Com’è possibile dare ragione al cantautore romano in tempi come questi, in cui con insistenza quotidiana l’orrore bellico è tornato a fare capolino in tutti i telegiornali, a trascinare la gente in piazza, a preoccuparci per l’avvenire dei nostri figli?

Credo che il motivo sia che là dove giganteggiano il male e la violenza, più grandi sono chiamati ad essere anche il bene e la generosità. Ci sono persone, molte e disseminate in tutto l’arco della sanguinosa storia umana, che proprio nella guerra hanno trovato l’occasione di tirare fuori tutto di se stesse, e di offrirsi in sacrificio degli altri in un modo che merita di essere ricordato. Ecco perché siamo sempre assetati di nuove storie della Seconda Guerra mondiale, che, nonostante passino le mode sotto al sole dell’editoria, resta sempre sulla cresta dell’onda; ed ecco perché non potete perdervi Le ragazze dello Squadrone blu di Philippe Maynial, che arriva finalmente in Italia nella piacevolissima traduzione di Chiara Bianchi, per i tipi di Ares, cui va il nostro plauso per la capacità di andare a beccare storie di valore come questa.

Una storia da film

Qualcosa di “Madeleine Pauliac e le Crocerossine che sfidarono Stalin (1945-1946)” (questo il sottotitolo scelto per il volume) potreste già conoscere, se avete visto il film Agnus Dei (2016), diretto da Anne Fontaine. Quella storia tremenda e commovente delle suore polacche violentate dall’Armata rossa e aiutate da una dottoressa francese non è che una parte, anche se certo la più straziante, della vicenda straordinaria di Madeleine Pauliac, il medico che fu mandato da De Gaulle tramite mille peripezie in Polonia, il luogo più straziato del mondo nel 1945, con la missione di riportare a casa quanti più francesi possibile.

Erano infatti i giorni in cui la tempesta di ferro e fuoco della guerra stava passando, spostandosi dai confini polacchi a quelli tedeschi; là, in terra straniera, sulla quale le mani dei sovietici avrebbero presto eretto la “cortina di ferro”, erano rimasti centinaia di prigionieri francesi (dei quali ricordiamo l’emozionante testimonianza riportata in La specie umana, di Robert Antelme) che Mosca non aveva alcuna fretta di rimpatriare. Anzi, tanti scomparvero oltre cortina, per non fare più ritorno. Ma la nuova Francia, rinata dal sangue di Parigi e dalla vergogna di Vichy, pretendeva i propri figli indietro: anche se da una posizione minoritaria, nei confronti della belva comunista.

La missione di Madeleine Pauliac

Proprio una donna fu inviata, con tonnellate di medicinali, in una terra tutta corruzione, omicidi e stupri: un’apparente follia, ma in realtà una scommessa vincente, dato il lavoro straordinario che Madeleine Pauliac riuscì a compiere, coadiuvata da un certo momento in poi dalle infermiere e dalle autiste del cosiddetto Squadrone blu, di cui Maynial, nipote della Pauliac, ricostruisce le mille peripezie in ambulanza nel cuore dell’Europa devastata dalla guerra.

Donne che, forti dell’amicizia fra di loro e del giuramento di Ippocrate, non esitarono a prestare il proprio aiuto perfino a quei francesi che nel conflitto avevano collaborato coi tedeschi, poiché esse erano capaci di vedere «le persone e non le uniformi». Peraltro, una volta rimpatriata, Madeleine Pauliac non trovò il modo di resistere alla tentazione di tornare nella Polonia che ormai era roba di Stalin, dove trovò la morte in un incidente d’auto in circostanze ambigue, in cui non si fatica a sospettare un intervento dell’Nkvd (futuro Kgb), ai danni di una donna che aveva visto tanto, forse troppo.

Un libro notevole, avvincente come un romanzo, pur senza mai venire meno al rigore della meticolosa indagine storica, e che andrebbe proposto non solo agli appassionati di storia, ma anche agli alunni degli ultimi anni del liceo, per aiutarli a rendersi conto dal di dentro dei fatti storici di cosa ne fosse del Centro Europa al termine del conflitto, delle straordinarie somiglianze tra il satanismo declinato alla nazista e quello alla comunista individuate da geni come Vasilij Grossman ed Eugenio Corti, e soprattutto della statura che può raggiungere l’uomo, come mostrano queste giovani donne che altre armi non avevano se non la propria competenza e il proprio coraggio.


Copertina del libro “Le ragazze dello Squadrone blu” di Philippe Maynial

Maynial Philippe, Le ragazze dello Squadrone blu. Madeleine Pauliac e le Crocerossine che sfidarono Stalin (1945-1946), Ares 2026, 256 pagine, 18 euro.

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