Le parole-incantesimo che alimentano la polemica tra scrittori in vista del premio più ambito. La gogna che avvelena i personaggi delle trame mediatiche, da Garlasco a Rimini
Daniela Ferrari e Giuseppe Sempio, i genitori di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, lasciano la caserma della Guardia di Finanza di Pavia, 26 settembre 2025 (foto Ansa)
Lo Strega è nudo. Il presunto scandalo attorno al premio letterario più famoso d’Italia ha tenuto banco sotto i riflettori mediatici. A Michele Mari, favorito nella sestina dei finalisti, sono state attribuite parole pesanti sulla compianta Michela Murgia, pronunciate in un contesto che alcuni giudicano privato e altri considerano già pubblico: il pulmino del tour che porta in giro i candidati al premio. Teresa Ciabatti, anche lei finalista, ha reagito con durezza, e da lì il pentolone ha cominciato a ribollire.
Nomen omen. Mai come quest’anno qualcuno si merita lo Strega, magari al di fuori della sestina. L’unico dato interessante è la parola-incantesimo. Non è nuovo il chiacchiericcio becero da corridoio tra scrittori, non è nuovo che la “comunità letteraria” sia in realtà un contesto di sgomitate e pregiudizi, pettegolezzi e spifferate. Non è nuovo che se si tocca l’intoccabile Murgia è un atto dovuto che tutta una legione di penne rosa tiri fuori dal cassetto la filippica straziata...
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