Come si vive in Siria? Arcivescovo di Aleppo: «Paura giorno e notte, ormai assuefatti all’orrore»

Parla l’arcivescovo di Aleppo degli armeni cattolici, Boutros Marayati: «Siamo al centro di una guerra, ma la viviamo come se fossimo al buio. Ci chiediamo solo quando e come tutto questo finirà».

Come vivono cristiani e musulmani ad Aleppo, dopo quasi due anni di guerra civile in Siria, che ha già causato 60 mila morti e 700 mila profughi? «L’effetto della condizione in cui viviamo da più di un anno è che ormai ci siamo assuefatti all’orrore quotidiano» racconta a Fides l’arcivescovo di Aleppo degli armeni cattolici, Boutros Marayati.

«VIVIAMO NELLA PAURA». Secondo l’Arcivescovo la vita nella metropoli siriana è diventata quasi impossibile: «Ci sono sempre notizie di nuove stragi, c’è il rumore continuo dei bombardamenti, si vive in uno stato di tensione e paura giorno e notte, c’è la fatica per sopravvivere in una quotidianità in cui non si trova nemmeno l’acqua da bere e il carburante per riscaldare le case».

TRAVOLTI DALLE STRAGI. «Travolti come siamo da tutto questo – continua – non c’è quasi il tempo di prendere coscienza delle cose terribili in cui siamo immersi. La strage all’Università di qualche giorno fa, dove abbiamo perso anche la povera suor Rima, sembra già una cosa lontana».  Suor Rima, 40 anni, siriana di Aleppo, era una religiosa delle Suore Maestre di S. Dorotea-Figlie dei Sacri Cuori. Insieme a un’altra consorella di origini italiane, portava avanti il lavoro di missione cristiana fra i giovani, gestendo un convitto per studentesse, situato a pochi metri dall’Università di Aleppo. Lo scorso 15 gennaio, la religiosa è rimasta vittima nell’attentato all’ateneo costato la vita a 87 persone e rivendicato dagli estremisti islamici, anche se i ribelli hanno parlato di «nuovo terribile massacro perpetrato dal regime».

«IMPOSSIBILE VERIFICARE I FATTI». Come fa notare mons. Marayati, attribuire responsabilità in modo certo è quasi impossibile: «Percepiamo che c’è una deformazione di tutte le informazioni. Non ci si può fidare di quello che si sente dire, e non c’è nessuna possibilità di verificare neanche i fatti che accadono a poca distanza dai nostri quartieri. Anche adesso si sentono i rumori delle esplosioni, ma non sappiamo da chi arrivano e contro chi sono dirette. Siamo al centro di una guerra, ma la viviamo come se fossimo al buio, senza capire davvero cosa sta succedendo. Ci chiediamo solo quando e come tutto questo finirà. E preghiamo il Signore, che ci guardi e ci protegga».