Come devo fare per diventare contento?

La scuola è la “situazione vitale” nella quale si assorbe per processo naturale (non come spugna ma come polmone!) il gusto per la vita

scuola, due studenti colorano un quaderno seduti al banco

Mi hanno chiesto se non mi vergogno a suggerire il rimedio della nonna in una questione seria, gigantesca e basilare come quella educativa: il doposcuola in parrocchia! La risposta è no, non mi vergogno. E la ragione è semplice: non riesco a vedere dove è il problema!

Spero di farmi capire almeno dalle persone che non ne possono più della “narrazione televisiva della pandemia”. Mi trovo con amici che raccontano del medico di famiglia che ha salvato il nonno e la nonna utilizzando medicinali da sempre conosciuti, ma non indicati dai protocolli per fronteggiare il Covid, ci ha raccomandato di non dirlo a nessuno altrimenti avrebbe avuto grosse rogne. Abbiamo deciso di non dirlo, cioè di passare parola con discrezione.

Fate la tara alla rozzezza del paragone e ricavate il sugo. Il problema educativo è enorme esattamente perché è il problema della vita: lo dice la stessa parola. Due giorni fa, Giorgio di prima media, a seguito di un commento sul pizzino che voleva aiutare a capire la differenza tra soddisfazione e contentezza, mi domanda: «Puoi dirmi come devo fare per diventare contento?». Mi è parso che chiedesse il segreto della vita.

Caro Giorgio, gli dissi, per darti una risposta veramente utile devo farti io una domanda: «Quando vieni a scuola qui, sei contento?». Mi ha detto di sì. Ho concluso: «Ti sei dato la risposta da solo, basta che tutti i giorni della vita siano come i tuoi giorni di scuola». Lo vogliamo capire o no che “scuola” è la “situazione vitale” nella quale si assorbe per processo naturale (non come spugna ma come polmone!) il gusto per la vita? Il resto, tutto il resto, ammesso che sia necessario, lo si trova dappertutto, perfino… a distanza.

Devo spiegare che il gusto della vita è sapere cosa si fa, perché si fa e per chi si fa? Vi rendete conto che avere a che fare con la scuola senza il desiderio di offrire il gusto della vita è come togliere ossigeno all’aria che li obbligate a respirare? Siamo coscienti o no che qui si toccano i “fondamentali” dell’educazione? Se c’è confusione su questo… è finita!

Purtroppo su questo c’è confusione. Leggete la motivazione del Manifesto della Fede del card. Muller (Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede fino al 2017 ): «Dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa Cattolica mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della Rivelazione».

È su questo che io credo di non avere confusione: e non grazie agli studi (mi viene da dire per fortuna visti gli esiti in alcune celebrità teologiche ed ecclesiastiche!) ma grazie allo stato di nascita che mi ha regalato un Dna e, per osmosi, il relativo nutrimento. È questione di natura. Certo, so che vale anche per chi ride di queste cose, ma di loro è scritto: «Potrai pestare lo stolto nel mortaio in mezzo ai chicchi con un pestello, non staccherai da lui la sua stoltezza» (Proverbi 27,22).

Se è questione di natura non ha senso la competizione, diventa invece inevitabile lo schieramento e quindi il confronto. Come si stabilisce chi è dalla parte giusta? A me pare semplice come un giudizio salomonico: la parte che, avendo il potere, offre all’altra la libertà di esserci (tenere ben presente la favola del lupo e dell’agnello).

Torniamo “all’abominio del suggerimento”. Io non ho mai pensato di fare una scuola parrocchiale in alternativa e tanto meno in opposizione alla scuola statale. Ero, con amici meravigliosi che mi accompagnavano, ospite della parrocchia. E non potendo restare in ozio perch mandati ad “aiutare” in una situazione di terremoto, cercavamo di essere utili rispondendo alle necessità del vissuto quotidiano.

Chi ha capito qualcosa della vita, non ride del detto “da cosa nasce cosa” perché può succedere che da un “mi scusi signorina” nasce un bambino. Se a fine settembre ti chiedono di non restare abbandonati, di restare almeno a tenere i piccoli, e tu, preso alla sprovvista, ci caschi (pardon, ci stai), prima o poi gli devi mettere in mano matita e pastelli.

I genitori sono entusiasti e il parcheggio mattutino e pomeridiano lo chiamano scuola. Nel terremoto faglielo capire che non è cosi! Non siamo riusciti a farglielo capire. È una colpa cosi grave?

Foto di Andrew Ebrahim da Unsplash