Il colosso biomedico rinuncia all’Italia e porta 400 posti di lavoro nell’Est Europa: «Avete una giustizia troppo lenta e incerta»

Il caso dell’americana Alps South raccontato anche dal Wall Street Journal. Intervista al direttore: «Nessuno è in grado di darci risposte. Ora guardiamo altrove»

La settimana scorsa, prima che il governo Renzi annunciasse decreto sblocca-Italia e riforma della giustizia civile, è finita in prima pagina sul Wall Street Journal la storia di Alps South, un’azienda statunitense che avrebbe voluto aprire uno stabilimento in Italia, a Bassano del Grappa, ma non l’ha fatto. Facendo così evaporare un importante investimento e insieme la possibilità di creare 400 nuovi posti di lavoro in Veneto. Anzi, dirottando quelle risorse e allettanti prospettive occupazionali verso altri paesi d’Europa, un mercato che tutt’ora interessa la dirigenza.

A CACCIA DI SPECIALIZZAZIONE. I vertici dell’azienda erano perfettamente consapevoli del fatto che stabilendosi in Italia avrebbero dovuto mettere in conto lo scontro con quella che loro chiamano “red tape”, ovvero l’eccesso di burocrazia. Eppure non erano intimoriti. Così come non lo erano dalla tassazione record né dal nostro mercato del lavoro ingessato. Alps South, infatti, è un’azienda specializzata nell’impiego di polimeri e siliconi in ambito medico e il suo prodotto di punta è l’interfaccia che permette alla protesi di un amputato di innestarsi sull’arto residuo. Stiamo parlando di un tipo di produzione di indubbio valore ingegneristico e biomedico, realizzato da un’azienda per cui il know-how è tutto, tanto che ha già depositato 35 brevetti. E che, soprattutto, stava pensando di portare la sua produzione anche in Italia perché qui avrebbe trovato «risorse umane altamente qualificate», confida a tempi.it il direttore esecutivo Fabio Vendraminetto, «ingegneri e tecnici non soltanto ben preparati dal punto di vista degli studi, ma capaci di dedizione e flessibili sul lavoro». Il gioco, insomma, valeva la candela.

TROPPE INCERTEZZE. Che cosa, dunque, ha fatto saltare l’investimento? «La scarsa capacità che il sistema giudiziario italiano ha nel proteggere il nostro know-how aziendale, che per noi è tutto», prosegue Vendraminetto. «Semplicemente manca di strumenti efficaci». E poi «l’esecutività di una sentenza è sempre troppo incerta e i tempi della giustizia troppo lunghi se paragonati al resto d’Europa». Ma c’è anche un altro aspetto e ha che fare con l’articolo 18, «che è emblematico dell’incertezza sulle condizioni in cui si può fare impresa in Italia». Non che ci fosse, da parte degli americani, una «preclusione a priori», puntualizza Vendraminetto, «semplicemente non riuscivamo a capire se sarebbe rimasto oppure no: prima dite che lo abolite, poi che resta, poi che non è importante… Insomma, non si è mai capito quale fosse la vostra posizione e questo è il risultato». Che Alps South non verrà in Italia.

MEGLIO CECHI E POLACCHI. Ma Alps South ha definitivamente abbandonato l’idea di investire in Italia? «Ad oggi non si è palesato ancora nessuno che possa dare risposte e soluzioni a questo tipo di problemi. Stiamo guardando altrove». Alps South, infatti, che è nata in Florida negli anni Ottanta, ha sviluppato sedi commerciali in Italia, Germania, Repubblica Ceca, Ucraina, Cina e Canada. E pare che sia proprio l’area intorno alla Repubblica Ceca ad aver attirato la loro attenzione come alternativa all’Italia. «Prendiamo la Polonia, per esempio: non è che anche lì siano dei fulmini nel portare a termine un processo, però sanno dare complessivamente maggiori garanzie a chi vuole investire da loro».