Le strade devastate dalle bombe, le case colpite dai razzi. Tra i pochi che incontriamo, nessuno crede a trattative o a una tregua: «Lotteremo fino alla morte. Alla morte dei sionisti»
L’interno dell’appartamento colpito dall’artiglieria dell’Idf ad Haramoun, nel Sud del Libano, 17 marzo 2026 (foto Giancarlo Giojelli)
L’offensiva israeliana avanza a tenaglia. Nella notte missili su Haret Hreik, il cuore di Dahieh, la periferia sud di Beirut e sulla valle della Bekaa. Dalla collina cristiana di Achrafieh sentiamo le esplosioni devastare gli appartamenti poco lontano, dove i droni hanno segnalato la presenza dei capi jihadisti. Obiettivo di Israele non è solo eliminare i comandanti militari e i dirigenti della logistica di Hezbollah, ma interrompere le comunicazioni. Vitali in questa fase di guerra ormai aperta, che più a Sud si combatte sul campo.
E proprio verso Sud andiamo, oltre il fiume Litani che da decenni segna il confine anche simbolico di questo conflitto. Un rigagnolo d’acqua, il Litani, o Leonte, ma divenuto con gli anni il limite del fronte di guerra e la linea di ogni tregua sistematicamente stabilita e subito violata.
Haramoun, Libano, 17 marzo 2026 (foto Giancarlo Giojelli)
Tra il Litani e la “Blue Line”, la linea di demarcazione con Israele presidiata dalle truppe Onu, non dovrebbero ...
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