Il regime cinese pone nuove basi per una nuova Chiesa cattolica comunista

Tutte le diocesi cattoliche dovranno consegnare alle autorità entro fine agosto un piano quinquennale (2018-2022) per spiegare come integrare liturgia e teologia con i valori propagandati dal pcc

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Ciò che resta della chiesa cattolica di Qiangwang, demolita per motivi urbanistici dalle autorità comuniste

Si fa sempre più rigido e stringente il controllo del partito comunista cinese sulla Chiesa cattolica locale, ufficiale e sotterranea. Dopo avere emanato nuovi regolamenti, che impediscono a sacerdoti e vescovi di educare alla religione i ragazzi di età inferiore ai 18 anni, che non possono neanche più entrare in chiesa per la messa, ora l’Associazione patriottica (Ap) e il consiglio dei vescovi hanno richiesto a tutte le diocesi cattoliche di inviare entro fine agosto un piano quinquennale (2018-2022) per spiegare come intendono portare avanti la sinicizzazione della Chiesa cattolica in Cina.
NON SI CITA GESÙ. Come riporta AsiaNews, il modello al quale dovranno attenersi è il piano quinquennale nazionale redatto dall’Associazione patriottica, un documento di 15 pagine in cui viene citata la parola “Gesù” solo una volta, mentre il “partito comunista” è citato cinque volte e l’Ap ben 15. Se i nuovi regolamenti prevedevano un rigido controllo fisico della vita della Chiesa (pellegrinaggi, incontri, catechismo, omelie, funzioni), il piano previsto estende il controllo del partito anche al campo culturale, teologico e liturgico.

 BIBBIA LAICA. Una richiesta simile, come riportato da tempi.it, era già stata fatta alle comunità protestanti dal Movimento delle tre autonomie, l’equivalente dell’Ap per i protestanti. Il piano prevedeva anche una nuova traduzione «laica e comprensibile» della Bibbia, commentata alla luce del socialismo con caratteristiche cinesi, e l’avvio di nuovi studi teologici che inseriscano l’insegnamento cristiano nell’alveo del socialismo propagandato dal partito comunista.

SINICIZZAZIONE. Il concetto di sinicizzazione è stato lanciato per la prima volta dal presidente Xi Jinping nel 2015 a un raduno del Fronte Unito, ribadito l’anno successivo durante un incontro nazionale sugli affari religiosi e sfociato infine nelle annotazioni sulle religioni redatte durante il XIX Congresso del Pcc nell’ottobre 2017. La «rivoluzione religiosa» chiesta dai comunisti ai cattolici è sostanzialmente una: conformare e subordinare in tutto e per tutto il proprio insegnamento a quello del partito.
Il piano quinquennale previsto per la Chiesa cattolica prevede, oltre al principio della sottomissione al Pcc, l’integrazione del cattolicesimo con la cultura cinese (forzata e guidata dall’alto), lo sviluppo di pensieri teologici con caratteristiche cinesi e la rilettura della storia della Chiesa in Cina alla luce del socialismo. Andranno sinicizzate anche liturgia, opere architettoniche, pitture e musica sacra.
EVANGELIZZAZIONE SOCIALISTA. Ma che cosa significherà, in pratica, «evangelizzare applicando i valori che sono al cuore del socialismo» e sviluppare una teologia in accordo con quanto propagandato dal partito comunista? Nessuno lo sa ancora ma, come nota AsiaNews, «l’impressione profonda che lascia questo documento è che esso sia solo un manifesto politico e molto poco religioso o teologico». Il piano non è altro se non una «colonizzazione politica delle menti e delle coscienze dei cattolici cinesi».
CHIESE DEMOLITE. Per dubitare delle buone intenzioni del partito è sufficiente guardare alle continue demolizioni di chiese che si sono verificate negli ultimi mesi in Cina. L’ultima risale a pochi giorni fa, 13 agosto, quando le autorità di Qianwang (distretto di Licheng, Shandong) hanno demolito la chiesa cattolica locale perché «intralciava progetti urbanistici» (foto in alto). Un mese fa, sempre nello stesso distretto, è stata rasa al suolo anche la chiesa di Liangwang, sorte toccata anche ad altre strutture cattoliche e protestanti. In precedenza, tra il 2014 e il 2016, nel Zhejiang erano state demolite oltre 1.500 croci, e distrutte alcune chiese, nella famosa campagna delle «Tre rettifiche e una demolizione». La ragione ufficiale è sempre urbanistica e poiché nel piano quinquennale si parla di «cambiare la visione secondo cui le strutture ecclesiali debbono essere di stile occidentale», si teme che nei prossimi mesi le demolizioni verranno effettuate su larga scala.

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