Chi è Manuel Valls, il “Sarkozy di sinistra” anti-Manif e pro utero in affitto a cui si aggrappa Hollande

Il premier nominato da Hollande dopo la disfatta elettorale passa per “liberale”. Ma è opera sua la repressione della Manif e su vita e famiglia è ultra progressista

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«Hollande ha fatto di tutto per evitarlo ma alla fine è stato costretto» a nominare primo ministro  al posto di Ayrault l’ex titolare degli Interni Manuel Valls. All’indomani «dell’umiliazione elettorale» socialista, anche il Le Monde si tura il naso presentando il nuovo premier, a dimostrazione che Valls ha forse più nemici che amici a sinistra. Ma chi meglio di un uomo soprannominato da molti «carro armato» può guidare il nuovo «governo di combattimento» di Hollande?

SARKOZY DI SINISTRA. Valls è un politico bello e ambizioso, di origini spagnole, sposato due volte e padre quattro figli, che vuole «riconciliare la sinistra con il pensiero liberale» e anche per questo non è mai riuscito a strapparsi di dosso il soprannome “Sarkozy di sinistra”. L’ex presidente dell’Ump lo voleva nel suo governo del 2007, lui rifiutò ma nel 2012 denunciò «l’ossessivo anti-sarkozysmo» del partito socialista.
Il nuovo premier parla correntemente quattro lingue, tra cui italiano e catalano, ed è convinto che per ottenere voti bisogna garantire la sicurezza delle città: per questo ha usato il pugno duro con i rom, alienandosi il favore del suo stesso partito. Affermare poi nel 2012 che «essere di sinistra non significa regolarizzare tutti gli immigrati» non l’ha certo aiutato a riconquistarsi le simpatie perdute.

IL NUOVO GOVERNO. Prima di consegnarsi alla ribalta della politica nazionale è stato sindaco di Evry dal 2001 al 2012. Come dicono i suoi collaboratori, «Valls è un uomo che quando lo metti in uno spazio, lo occupa completamente»: sa prendersi la scena e sa come gestirla. Da questo punto di vista è l’uomo adatto per dare ai francesi l’impressione che il governo, dopo due anni disastrosi, è in grado e in procinto di cambiare. Lui non si è fatto pregare e oggi ha nominato la nuova squadra di ministri.
I nomi sono quasi tutti diversi dal team Ayrault, a parte Christian Taubira, promotrice della legge sul matrimonio gay, che resta alla Giustizia, e Najat Vallaud-Belkacem, relatrice della legge che definisce «l’aborto come diritto», che rimane ai Diritti delle donne. Tra le new entry, la madre dei quattro figli di Hollande, Segolene Royal (ministro dell’Ambiente e dell’energia), e la coppia Montebourg-Sapin all’Economia.

MINISTRO ANTI-MANIF. Non è però tutto oro quel che luccica e l’uomo forte della sinistra che piace anche a destra presenta le sue contraddizioni. Oltre ad essersi scordato la sua filosofia liberale quando ha proibito al comico antisemita Dieudonné di realizzare i suoi spettacoli sul suolo francese, Valls è l’uomo che pur predicando il taglio delle imposte ha consigliato a Hollande di far leva in campagna elettorale sulla supertassa al 75% per chi guadagna più di un milione di euro.
Responsabile del rapporto con le religioni come ministro degli Interni, Valls si è inimicato i musulmani sostenendo a spada tratta il divieto di indossare il velo integrale in pubblico. Allo stesso modo ha tradito i cattolici rendendosi responsabile, come ricorda la Manif pour tous in un comunicato, «di aver rinchiuso centinaia di persone in guardia a vista e di aver dato ordini radicali e aberranti alla polizia, come quello di fermare delle persone solo perché indossavano la maglietta della Manif pour tous».

ANNAGATE. Valls è anche «all’origine dell’utilizzo di gas lacrimogeni sui bambini, gli anziani, le donne incinte e le famiglie scese in strada a Parigi il 24 marzo 2013». L’ex ministro è poi entrato a Matignon lasciandosi alle spalle uno scandalo, il cosiddetto “Annagate“, su cui ha appena aperto un’inchiesta: la giovane ragazza russa di 19 anni è stata minacciata dalla polizia di vedersi negato il permesso di soggiorno se non avesse spiato i manifestanti e amici della Manif. Non proprio un comportamento liberale.
Da non dimenticare la circolare inviata a tutti i sindaci di Francia all’indomani dell’approvazione della legge sul matrimonio gay, in cui ricordava che fare obiezione di coscienza era proibito e che rifiutandosi di celebrare nozze gay si sarebbe finiti in carcere.

PRO UTERO IN AFFITTO. Infine, in Francia molti si sono segnati il modo in cui ha risposto nel 2011, durante le primarie del partito socialista, alle domande su matrimonio gay, fecondazione assistita e utero in affitto. «Credo a una società dove vigono ordine e giustizia sociale. Allo stesso tempo sono convinto profondamente che la sinistra debba incarnare il progresso», riporta il Le Monde.
Per questo riteneva «naturale» l’apertura della fecondazione assistita «alle coppie di donne» e non solo: «Se l’utero in affitto venisse regolato, sarebbe accettabile. Chi è di principio ostile perché teme la commercializzazione del corpo dico che questa è una evoluzione inevitabile. Sono favorevole a una evoluzione legislativa».

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