Che senso ha mettere in contrapposizione cose giuste e richiami giusti?

Qualche precisazione in merito ad un articolo del filosofo Borghesi che processa le intenzioni senza stare ai fatti

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

onu-chiesa-pedofilia-torturaSiamo stati tirati in ballo da un filosofo (vedi articolo) in una disputa nata da fatti che il filosofo ha completamente ignorato. Mentre come si sa, mai ignorare i fatti se non si vuole prendere fischi per fiaschi. Dunque, al quotidiano telematico ilsussidiario.net che ha ospitato il filosofo, ieri abbiamo scritto quanto segue.

«Caro direttore, in riferimento all’articolo odierno (23 maggio, ndr) a firma di Massimo Borghesi, permettimi di osservare quanto segue. Quando con altri amici abbiamo sottoscritto la lettera aperta a papa Bergoglio, lettera in cui chiedevamo “di aiutarci a promuovere una controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee” alle calunnie dell’Onu, non pensavamo certo, come presume il filosofo, di “tirare la giacca al papa”, affermare un “primato della teologia politica” e l’“idea che il rinnovamento religioso del mondo passi attraverso il potere”. Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo ai fatti. Una commissione Onu accusa la Chiesa cattolica di ospitare nella sua stessa dottrina (“per le sue posizioni sull’omosessualità, la contraccezione e l’aborto”) il germe della pedofilia (leggete qui, per favore). E accusa il Papa di essere a capo di una organizzazione di pedofili che copre i pedofili. Dopo di che, sia all’indomani di quelle incredibili accuse, sia oggi, venerdì 23 maggio, e in anteprima mondiale, monsignor Silvano Maria Tomasi, ambasciatore all’Onu per la Santa Sede, si fa latore della controffensiva e sceglie Tempi, giornale che mi pregio dirigere, per rispondere alle calunnie onusiane. Questi sono i fatti, il resto è filosofia. Grazie».

Se sapevo non scrivevo nemmeno al direttore ma postavo direttamente in un commento. E vabbè. Siamo stati accomodati dalla direzione del sussidiario tra i commenti. Grazie. E risposti dal filosofo con una sulfurea contrapposizione tra contenuti («che potevano anche essere condivisi») e il processo alle intenzioni di Giuliano Ferrara di ricostituzione del famoso partito combattente teocon. Grazie. Ma a proposito, l’avete visto, poi, dopo quella lettera, questo partito ricostituito e combattente? I fatti, filosofo, i fatti. Dopo di che, acme della filosofia dietrologica e della sentenza più papista del Papa e che più politica non si può: «Il destinatario era fuori luogo e proprio questo rendeva equivoco il contenuto della Lettera, tale da apparire scritta per secondi fini». Amen.

Chiusa la discussione sui fatti, veniamo adesso alla filosofia di Massimo Borghesi. Il quale ha pensato bene di imbastire la sua teoria sui cosiddetti “teocon”, collegando in un doppio salto mortale teoria e teocon alla famosa lettera e a un intervento di don Julian Carron. Il ragionamento di Borghesi è il seguente: lascia stare i fatti (vedi letterina sopra), siccome hai firmato una lettera al Papa insieme a Giuliano Ferrara, anzitutto sei un “teocon” che baratta l’”evangelizzazione” con il “potere”. In secondo luogo, autorizzi un cattolicesimo che si fa «parte, partito, lobby sul modello dei gruppi di pressione americani caratterizzati da una mobilitazione permanente fatta di sit-in, marce, appelli, denunce». Terzo, tradisci la vera missione della Chiesa che è quello di portare l’annuncio di Cristo al mondo.

Prima questione. Per quanto ci riguarda: forse che fare informazione e dare battaglia allo strapotere di disinformazione e di omologazione che c’è su temi come aborto, vita, eugenetica, educazione, ovvero, sulla verità della vita umana, è fare “teologia politica”, essere “teocon”, aderire al “potere” contro l’evangelizzazione? Cosa dovrebbe fare un giornale e, per giunta, un giornale cattolico che vuole far ragionare sui fatti e porre questioni serie al lettore: escludere questi temi e interessarsi al travaglio spirituale dei filosofi?

Seconda questione. Borghesi usa una lettera e i suoi firmatari per suggerire che il “nuovo inizio” di don Julian Carron è qualcosa che si contrappone radicalmente alla logica di quella missiva e allo spirito di chi l’ha firmata. Là dove la contrapposizione sarebbe tra lo stare saldi nella «comunicazione della novità di Cristo» e nella missione della Chiesa che per portare Cristo a tutti dialoga con tutti, contro lo scivolare verso la “battaglia sui valori”, su cause di retroguardia rispetto ai costumi che si affermano oltre le leggi e con un approccio che non fa “distinzione di ambiti”, anzi, mescolando fede e politica.

Ora, la domanda da cui potrebbe scaturire la riflessione ulteriore del filosofo è la seguente: che senso ha mettere in contrapposizione cose giuste e richiami giusti? Infatti, letto Borghesi, uno si domanda: ma è possibile amare Gesù, discutere perfino del ddl Scalfarotto e non confondere l’uno con l’altro? È possibile che la politica, come ci insegna la Chiesa e come ci ha fatto praticare don Giussani, sia “la più alta forma di carità” senza ridurre la carità a politica? È possibile difendere la verità sull’uomo anche se sei nell’Unione Sovietica e perdi sempre, adesso sei nel Truman Show e perdi ugualmente, ma ieri in Urss oggi in Occidente, vivaddio, la verità rende liberi?!

Questo è il punto. Non siamo teologi, però, così, a occhio, non ci pare che il cattolicesimo insegni che siamo creature divise, oltre che finite e ferite a causa del peccato originale. Poiché questo sì, a occhio, sarebbe radicalmente contrario a ogni “nuovo inizio” e annegherebbe in un vecchio, vecchissimo passato dualistico (e anche un po’ andreottiano, con tutto il rispetto per il grande Giulio).

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •