Charlie Gard. «L’uomo non può essere ridotto a ingranaggio di un meccanismo»

Resoconto di un incontro in un cinema teatro di Rimini con il sociologo Abbruzzese e monsignor Negri, che rivela: «I genitori hanno risposto alla mia lettera»

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Charlie Gard

Incontri interessanti al Meeting di Rimini ma anche fuori dal Meeting, presso cineteatri e parrocchie della città romagnola. Ieri sera su una delle vicende che più hanno turbato gli animi nel corso dell’estate, quella del piccolo Charlie Gard per il quale i medici di un ospedale di Londra e la magistratura britannica hanno deciso che il miglior interesse era morire e non tentare una cura sperimentale come chiedevano i genitori, si è svolta una conferenza appassionante che ha visto intervenire il sociologo Salvatore Abbruzzese e l’arcivescovo emerito Luigi Negri.

IL PRIMATO DELLA SCIENZA. Sul palco del cinema teatro Tiberio, sotto il titolo “Charlie Gard e noi” Abbruzzese ha spiegato cosa intendeva dire quando qualche settimana fa ha scritto che la tragedia di un’eutanasia annunciata è stata il risultato della «autoreferenzialità del sistema legale e razionale». Abbruzzese ha spiegato che quello che è accaduto illustra un nuovo modello di funzionamento della società, dove il potere dei detentori della scientificità prevale, con la sanzione legale, sull’importanza del rapporto affettivo e vitale fra padri e figli. A far decidere i giudici a favore di tale primato è stato il principio di oggettività, secondo il quale l’approccio scientifico deve prevalere sugli affetti, quindi la volontà dei medici su quella dei genitori. I giudici hanno deciso in tal modo perché il primato della scienza è oggi pensiero dominante, è un principio regolativo inattaccabile. È così che si spiega il silenzio o la tiepidezza di tanti di fronte a quello che stava accadendo. Mentre le reazione indignata di tanti altri si spiega col fatto che era impossibile non immedesimarsi nei due genitori, e che l’amore per la vita del figlio che mostravano era una posizione irrinunciabile. Non è bastato: le istituzioni, il potere burocratico-legale ha insistito e ha prevalso perché «oggi la legge riconosce la vita nella sua dimensione fisiologica, ma non la sua intangibilità, non la sua sacralità, tanto meno i legami vitali che trasformano l’esistenza fisiologica in vita umana. I legami vitali non hanno diritto di cittadinanza». A meno che non vadano nella direzione della richiesta di eutanasia, come nel caso del padre di Eluana Englaro; mentre se vanno nella direzione opposta, li si demonizza: «I medici hanno guardato al legame genitori-figlio come a un impaccio irrazionale e triste, che spingeva i genitori fra le braccia dell’accanimento terapeutico. La considerazione puramente fisiologica dell’esistenza ha vinto sull’economia della vita di relazione, etichettata come irrazionalità. La cecità dell’approccio scientifico annichilito dallo scientismo è il dramma della nostra epoca, il dramma contro cui si è levata la voce di quanti hanno preso le difese di Charlie Gard e dei suoi genitori». Conclusione: «Le istituzioni devono imparare a rispettare la dimensione relazionale della vita umana. Il caso Charlie Gard ha dimostrato che le istituzioni oggi hanno un approccio bloccato e monco».

INGRANAGGIO DI UN MECCANISMO. Tutto l’intervento di mons. Luigi Negri si è incentrato sulla riaffermazione della sacralità della vita umana, per la quale è necessaria una lotta di tutti contro le istituzioni che non vogliono più riconoscerla. «Le mie radici sono sui monti santi», ha detto parafrasando il salmo 87. «La vita dell’uomo ha un valore assoluto perché partecipa della divinità di Dio. Noi vescovi avremmo dovuto dire che l’uomo non può essere considerato parte di un orizzonte preordinato che si svolge in base a procedure prestabilite. Come scriveva Pascal, “l’uomo supera infinitamente l’uomo”. Bisogna avere il coraggio di dire che l’uomo non può diventare un ingranaggio di un meccanismo di cui i poteri del mondo detengono la chiave. Lo anticipava già la Gaudium et Spes: in una società senza Dio l’uomo rischia di essere ridotto a particella di materia o a cittadino anonimo della città umana. Più di mezzo secolo dopo, questo è lo scenario che si presenta: all’orgia del potere e dell’ipocrisia si contrappongono piccole esperienze di comunione cristiana di famiglie che ritornano a Dio». Parole in cui l’eco di certi interventi di Benedetto XVI è indubitabile. Negri ha infine rivelato che la lettera inviata dal cardinale Carlo Caffarra e da lui stesso a Charlie Gard e ai suoi genitori nei giorni del braccio di ferro con il Great Ormond Street Hospital ha ricevuto pochi giorni fa risposta. Immedesimandosi nel figlio, i genitori hanno scritto: «Caro cardinale, grazie per avermi voluto bene e per quello che hai detto e hai fatto: non era ovvio e non era scontato».

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