«C’è ancora posto nel Pd per i cattolici e per chi non cede al relativismo?». Il caso Adinolfi a Ciriè

Un convegno di presentazione del libro “Voglio la mamma” è saltato per questioni interne al partito. L’articolo di Aurelio Mancuso sull’Huffington post e i due nuovi incontri «alla faccia di questi censori senza qualità»

Mario Adinolfi, giornalista e scrittore, è uno dei fondatori del Partito democratico, fu candidato alle primarie per l’elezione del primo segretario (nel 2007) e scrisse le regole del Pd partecipando ai lavori della Commissione Statuto, fa quindi scalpore che si faccia pressione per annullare un evento che lo avrebbe visto protagonista in un circolo territoriale in terra piemontese, a Ciriè. Con tanto di intervento dei vertici provinciali torinesi per spingere i promotori (tra cui alcuni Giovani democratici di Torino) a recedere dall’intenzione di proporre una presentazione (l’8 ottobre prossimo) dell’ultimo libro dell’ex parlamentare­, Voglio la mamma. Un testo, come sanno bene i lettori di Tempi, che sfida la sinistra (da sinistra) su matrimonio gay, utero in affitto, eutanasia, aborto, transessualità. Racchiusi in un unico volume tutti i “temi” su cui la sinistra fattasi “partito radicale di massa” si è piegata al “politicamente corretto”: dal matrimonio omosessuale alla mercificazione della maternità fino alla cancellazione della figura materna nella cosiddetta “omogenitorialità” maschile. E poi altre questioni spinose come eutanasia, transessualità, aborto, turismo sessuale, pedofilia, eutanasia pediatrica. Con una visione “da sinistra” ma eretica e inaccettabile per buona parte della sinistra stessa, sulle orme della lezione di Pasolini e De André, Adinolfi espone insieme alle sue opinioni sulla difesa del soggetto più debole anche una serie di dati e cifre sui fenomeni citati. Troppo, evidentemente, per i vertici provinciali, che hanno “caldamente invitato” il segretario del locale circolo a negare la disponibilità a promuovere l’evento, da tempo concessa ai promotori ciriacese  dell’evento contestato.

voglio-la-mammaL’ARTICOLO DI MANCUSO. La segreteria provinciale si deve essere fatta spaventare dalla sconfessione, via Huffington Post, di Aurelio Mancuso (responsabile diritti civili Pd): «L’operazione mediatica messa in piedi dal noto blogger, meriterebbe un sonoro silenzio, così da farlo sprofondare nell’oblio assoluto, ma la scelta “coraggiosa” del Pd locale non può essere taciuta (…) Da dirigente del Pd, militante per i diritti di tutte e di tutti, cattolico e omosessuale, rimango disarmato dalle inconsistenti argomentazioni di Adinolfi, e mi piacerebbe che i dirigenti democratici del luogo riflettessero su quante persone, soprattutto giovani, si sentiranno ancor più lontane e disgustate da un partito che pensa che omofobia e misoginia valgano l’ospitalità, magari al pari di razzismo, antisemitismo, fascismo, ecc. Infine sarebbe meglio non propinare a propria difesa la partecipazione ai Pride, le posizioni “democratiche” su matrimonio gay, adozioni e così via. Non abbiamo bisogno di solidarietà pelosa, ma di azioni concrete, e chi ha concepito questa iniziativa, ha fatto una concreta scelta di campo. La prossima volta che capiterà a questi fenomeni di dover esprimere vicinanza ai gay o la voglia irrefrenabile di partecipare a una nostra manifestazione, sarà meglio che evitino, tacciano, rimangano a casa propria».

ALTRE DUE DATE. Una scelta, quella di non consentire l’evento, che fa dire a qualche giovane esponente democratico del circolo che ha accolto la sfida di Adinolfi per una sinistra non relativista sui temi etici a chiedersi: «C’è ancora posto per i cattolici e chi non cede al relativismo nel partito?». Dal canto suo Adinolfi affida a Facebook la replica: «A Ciriè vicino Torino dove avrei parlato l’8 ottobre nel circolo del Pd è arrivato un diktat via Huffington Post del responsabile diritti civili, Aurelio Mancuso, che ha costretto i ragazzi che mi avevano invitato a cancellare l’iniziativa. Mi hanno scritto una lettera addoloratissima, volevano disobbedire, ho detto loro di dare soddisfazione ai loro capi prepotenti. Se ti chiedono la tunica, dai loro anche il mantello, ci è stato insegnato. Ma io vado avanti. Non ho paura».
Il risultato di tanta ostilità? «E noi allora lo presenteremo a Fossano l’8 e poi a Torino in una location da mille persone il 9. Alla faccia di questi censori senza qualità, di questi piccoli burocrati di partito, di questi generali di una battaglia senza popolo, fatta solo da un club di carrieristi».