Campiglio: «Dividere il club dell’Euro vuol dire chiuderlo»

Secondo il professore Luigi Campiglio i trattati sono chiari: non sarà la Bce il prestatore invocato da tutti. E un divorzio monetario metterebbe a rischio l’esistenza stessa della valuta unica. Pubblichiamo l’intervista al prorettore dell’Università Cattolica di Milano che appare sul numero 45 di Tempi in edicola

Luigi Campiglio, prorettore dell’Università cattolica di Milano, è ordinario di Politica economica. Il 4 novembre scorso è stato uno dei protagonisti dell’affollato incontro “La crisi sfida per un cambiamento” organizzato da Comunione e Liberazione al Forum di Assago. Lo abbiamo interpellato su Bce ed euro. 

Professor Campiglio, secondo Sergio Cesaratto, ordinario di Economia politica all’Università di Siena, per risolvere la crisi è necessario che l’istituto presieduto da Mario Draghi si trasformi in prestatore di ultima istanza degli stati: «Se la Bce dicesse apertamente di garantire in maniera illimitata i titoli sovrani, i mercati si calmerebbero». Ha ragione? È possibile trasformare la Bce in questo senso? 
La garanzia illimitata del debito equivale a una monetizzazione del debito europeo, mentre la separazione fra politica fiscale dei governi e politica monetaria delle banche centrali è un dato ormai acquisito in tutte le grandi economie. La storia economica documenta peraltro come la monetizzazione del debito abbia provocato molti problemi, e l’idiosincrasia della Germania per l’inflazione ha come origine storica l’iperinflazione degli anni Venti causata proprio da questo. Non credo che la Bce sarà mai disponibile a svolgere un ruolo del genere: questo è peraltro il motivo per cui è stato creato il cosiddetto Fondo salva-stati. Non so se la proposta del professor Cesaratto sia strutturale o a tempo limitato, ma ho qualche dubbio che verrebbe accolta anche in questo secondo caso, che probabilmente è quello che lui ha in mente.

Si può far funzionare la Bce come prestatore di ultima istanza senza riformare i trattati? Del resto la Bce già compra titoli degli stati anche se non dovrebbe.
A norma del Trattato di Maastricht la Bce ha come unico e fondamentale obiettivo la stabilità dei prezzi, definita come un tasso d’inflazione che nel medio periodo sia intorno al 2 per cento annuo. È possibile un intervento discrezionale e occasionale per l’acquisto di titoli di Stato, in attesa dell’operatività del Fondo, ma escludo che un ruolo dichiarato di questo genere possa essere introdotto senza una qualche modificazione statutaria.

Se la Germania non accettasse la trasformazione della Bce in prestatore di ultima istanza che garantisce illimitatamente i titoli sovrani, che alternative ci sono? Non sarebbe meglio un divorzio monetario consensuale fra la Germania e i paesi mediterranei? Con la Germania che crea un supermarco insieme ad altri paesi mentre l’Euromediterraneo resta nell’euro, ma governato in modo da recuperare competitività?
Non credo che solo la Germania sarebbe contraria a questa ipotesi, molti altri paesi lo sarebbero. Il divorzio consensuale non è una soluzione, perché di solito i divorzi finiscono in tribunale, anche quando vi siano delle clausole prematrimoniali come negli Stati Uniti. Nel caso dell’euro non esiste una procedura precisa nel caso di uscita e l’opinione prevalente è che uscire, una volta entrati, significhi solo dichiarare la fine dell’euro, anche nel caso di un piccolo paese come la Grecia. Ritornare al passato in modo ordinato e senza traumi non è affatto semplice, tant’è che è stato creato un premio, di valore inferiore solo al Nobel per l’economia, per un progetto che dimostri la possibilità concreta di un processo del genere.