Ruini: «I cattolici si battono contro la deriva dell’Europa. Non per il consenso ma per la testimonianza»

Se l’Italia non è ancora alla deriva sulle questioni etiche e antropologiche, è anche grazie all’impegno dei cristiani, ha detto il cardinale al Giornale

Il cardinale Camillo Ruini torna a parlare dei cattolici in politica – sicuramente uno dei temi più cari al porporato che ha presieduto per sedici anni la Conferenza episcopale italiana – e lo fa in una intervista concessa a Serena Sartini per il Giornale.

L’ECCEZIONE ITALIANA. «I cattolici in politica ci sono anche oggi e sono tutt’altro che irrilevanti», dice Ruini al Giornale. «Non è vero che non contano: se non avessero contato l’evoluzione della legislazione italiana in questi ultimi vent’anni dalla fine della Dc sarebbe stata molto diversa». Invece, prosegue il cardinale emiliano, se è vero che «c’è un’eccezione dell’Italia nel contesto dell’Europa occidentale dove purtroppo, in molti paesi, si assiste a una deriva sempre più accentuata nelle grandi questioni etiche e antropologiche», ebbene, questa eccezione esiste «anche grazie al contributo dei cattolici impegnati in politica».

TESTIMONIANZA SEMPRE. È chiaro che la resistenza alla «deriva» dell’Europa occidentale è costata e costerà molto ai cattolici in termini di consenso, quanto meno mediatico. Ma questo non spaventa affatto Ruini, il cui slogan più celebre è proprio «meglio contestati che irrilevanti». Secondo l’ex presidente della Cei, «il cristiano non può pensare di trasmettere la sua testimonianza semplicemente trovando il consenso. Può trovarlo, ma può anche trovare dissenso e polemica». La condanna da parte del mondo tuttavia «non deve distogliere dalla testimonianza, in tutte le sedi: politiche, culturali, economiche, istituzionali».

I DUE PAPI. Nell’intervista al Giornale Ruini concede anche qualche battuta su papa Bergoglio. Agli intellettuali che teorizzano una “rottura” fra la Chiesa di Benedetto XVI e quella di Francesco, il cardinale risponde che «sinceramente non vedo nessuna presunta frattura». Anzi, «accanto all’originalità di ciascuno, c’è una profonda continuità fra i due pontefici che ha avuto una semplificazione nel fatto che l’enciclica sulla fede è stata elaborata nella sostanza da papa Benedetto XVI e fatta propria da papa Francesco». Probabilmente quest’ultimo, prevede il porporato, di “suo” aggiungerà nell’enciclica «tutto il valore esistenziale della fede, che non è un concetto astratto e nemmeno la somma di alcune verità. La fede è verità che opera attraverso la carità».