Burkina Faso, vescovo scrive ai cattolici: «Non portate segni religiosi in pubblico»

Dopo gli attentati delle ultime settimane, il vescovo di Ouahigouya scrive alle parrocchie: «Non uscite di sera, non comunicate in anticipo dove vi ritrovate, i preti non portino la tonaca»

Dopo l’ondata di attacchi delle ultime settimane contro i cristiani in Burkina Faso, le diocesi si organizzano per ridurre il rischio di subirne di nuovi. Monsignor Justin Kientega, vescovo di Ouahigouya, nel nord-ovest del paese, ha fatto pervenire a tutte le parrocchie della diocesi un elenco di raccomandazioni per prendere le dovute precauzioni nella vita di tutti i giorni.

È infatti nella diocesi di Ouahigouya che lunedì un gruppo di terroristi islamici ha ucciso quattro fedeli a Singa, mentre stavano tornando da una processione mariana. «I pellegrini sono stati attaccati durante la processione in onore della Vergine Maria. Hanno rapito quattro persone, noi pensavamo che le avrebbero liberate, invece le hanno giustiziate senza pietà», dichiara monsignor Kientega a Aed. Nelle ultime settimane, due chiese sono state bruciate e dieci cristiani (compresi un sacerdote e un pastore protestante) uccisi.

«NON PORTATE SEGNI RELIGIOSI IN PUBBLICO»

L’attacco ha spinto il vescovo a stilare una serie di raccomandazioni. Chiede innanzitutto ai sacerdoti e ai religiosi di non uscire di casa indossando segni religiosi esteriori, come la tonaca o il clergyman per i preti. Si consiglia poi a tutti i fedeli di non viaggiare con veicoli vistosi e di spostarsi solo durante il giorno («mai di notte»), battendo strade frequentate e cambiando spesso percorso. Inoltre, si esorta a non rendere pubblici gli incontri delle parrocchie se non poche ore prima, per non dare il tempo ai terroristi di organizzarsi e colpire.

Il vescovo burkinabé invita poi tutti i preti a organizzare la sorveglianza fuori da chiese e cappelle durante le celebrazioni, come avviene in Pakistan o in Nigeria, per avvisare tempestivamente i fedeli in caso di pericolo. Raccomanda anche di non far durare troppo le messe e i raduni.

«CHE I NOSTRI MARTIRI SIANO FONTE DI PACE»

La lettera di monsignor Kientega si conclude così:

«Che il Signore, Principe della Pace e vincitore del Male, accordi la pace al nostro paese. Che sia la nostra forza e il nostro sostegno, la nostra speranza in questo tempo di prova. Che accordi il riposo eterno ai nostri martiri e che il sangue versato sia fonte di pace di fecondità spirituale».