Britannici contro il politicamente corretto (ma c’è un “ma”)

Secondo un sondaggio nel Regno Unito la maggioranza pensa che il pensiero unico si sia spinto troppo in là. Ma le percentuali cambiano se…

La maggioranza dei britannici pensa che il politicamente corretto si è spinto troppo avanti, e che la società è diventata troppo permalosa. Ma non è così fra i laburisti e fra i giovani dai 16 ai 24 anni. E il progetto di legge presentato il mese scorso che vorrebbe punire con multe le università che praticano il no-platforming, cioè l’ostracismo per i conferenzieri noti per le loro posizioni anticonformiste, di fatto trova simpatizzanti soltanto nella metà dei cittadini, mentre gli altri non esprimono un’opinione sull’argomento o sono favorevoli al no-platforming.

È questo il risultato del sondaggio condotto da Ipsos Mori (la più importante società inglese di sondaggi) per conto del Policy Institute del King’s College di Londra e pubblicato col titolo Culture wars in the UK: political correctness and free speech.

Fasce d’età e politica

L’insofferenza per il politicamente corretto è condivisa dal 62 per cento dei britannici, cioè più del triplo di coloro che invece lo vedono con favore (19 per cento), ma il risultato è molto diverso se si prendono in considerazione le fasce d’età e l’orientamento politico. Mentre fra chi vota per i conservatori il rigetto del politicamente corretto è quasi unanime (85 per cento), fra gli elettori laburisti e fra coloro che al referendum sulla Brexit hanno votato “Remain” non raggiunge nemmeno la maggioranza assoluta, fermandosi al 46 per cento.

Ancora più ampio risulta il gap quando si confrontano le reazioni nelle diverse classi d’età: fra i più anziani (dai 55 anni in su) il rigetto del politicamente corretto è dominante (76 per cento), mentre fra i più giovani (16-24 anni) si scende al 38 per cento appena.

Censura di sinistra

Lo stesso discorso vale in tema di “no-platforming”. Qui la domanda era presentata nel modo seguente:

«Ci sono stati casi molto noti di “no-platforming” nelle università del Regno Unito negli ultimi anni. Ci sono stati casi di studenti che hanno cercato di impedire a conferenzieri invitati, le cui opinioni questi studenti giudicavano inaccettabili, di parlare, o che hanno interrotto gli eventi ai quali essi stavano parlando. In che misura siete d’accordo o in disaccordo che il “no-platforming” è la giusta risposta agli oratori che espongono punti di vista controversi?».

Anche in questo caso la maggioranza dei rispondenti rigetta l’intolleranza, col 50 per cento ostile al “no-platforming”, il 17 per cento favorevole e tutti gli altri astenuti o senza opinione. Ma fra i laburisti la propensione alla censura delle idee altrui tocca il 27 per cento, fra le minoranze etniche il 29 per cento e fra i giovani dai 16 ai 24 anni il 32 per cento.

Questioni Lgbt

Sempre secondo il sondaggio, i britannici non sono veramente intimiditi dal politicamente corretto, in quanto in grande maggioranza dichiarano di parlare molto volentieri o abbastanza volentieri di argomenti dibattuti e divisivi coi colleghi di lavoro o coi compagni di corso in università.

In realtà le cose sono più sfumate. Maggioranze superiori all’80 per cento sono disponibili a discutere di immigrazione, tasse, Brexit, sistema sanitario nazionale, cambiamento climatico, ecc. Ma quando si passa a “questioni Lgbt” e “diritti dei Trans” la percentuale di chi esporrebbe le proprie idee “molto volentieri” scende rispettivamente al 31 e al 27 per cento, dati parzialmente compensati dal fatto che un altro 37 e 38 per cento rispettivamente ne parlerebbe “abbastanza volentieri”.

Difesa dei valori

Sulla posizione che il governo dovrebbe tenere nelle “culture wars”, cioè nelle battaglie per i valori da difendere o promuovere nella società, le opinioni sono molto divise: per il 39 per cento degli intervistati il governo dovrebbe restare neutrale; per il 31 per cento dovrebbe promuovere i valori progressisti; per il 25 per cento dovrebbe promuovere i valori tradizionali.

Anche qui forti differenze si registrano nelle differenti classi d’età: per il 47 per cento dei 16-24enni il governo dovrebbe promuovere i valori progressisti, opinione condivisa soltanto dal 20 per cento degli ultra55enni; e all’inverso, mentre il 39 per cento degli ulttra55enni pensa che il governo dovrebbe promuovere i valori tradizionali, soltanto l’8 per cento dei 16-24enni condivide questa opinione.

I diktat del politicamente corretto

L’istituto di sondaggi ricorda infine che la domanda sul politicamente corretto era già stata posta in un survey del 2000, e in quel caso a dichiararsi preoccupati della crescente egemonia del politicamente corretto si erano dichiarati il 65 per cento degli intervistati.

Il raffronto non è incoraggiante: in vent’anni i diktat del politicamente corretto si sono enormemente estesi senza che l’insofferenza per gli stessi aumentasse; anzi, c’è stata una lieve flessione.

Foto Newtown grafitti – CC BY 2.0