Bossi epurator

Bokassa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il Senatùr Umberto Bossi ha convocato un congresso straordinario della Lega Nord per il 25 luglio. Qualcuno, apprendista storico leghista, gli ha portato un libro che parlava delle memorie di Dino Grandi e del Gran Consiglio, dove Mussolini fu messo in minoranza nel 1943. Bossi, a causa del solleone e dell’afa, non ha realizzato subito “la cosa” e ha sentenziato: “Grandi? Chi è questo Grandi? Espelliamolo al prossimo comitato federale”. L’apprendista storico ha cercato di spiegarsi, ma non è stato convincente, per cui è stato espulso dalla Lega, seduta stante, dallo stesso Senatùr: “Questo qua prende i libri da Berlusconi. Vergogna! Padanista con il freno tirato! Va a leggere ad Arcore”.

La furia espellente del Senatùr non riesce a essere contenuta neppure da medicinali tipo Reasec o simili. Bossi imperversa e segna nel suo libricino, che scrive tutte le sere, quanti ne è riuscito a espellere in un solo giorno dalla base. Il suo sogno è di avere una Lega fatta da solo Bossi, con la sua famiglia e alcuni bergamaschi, che si rifiutano di parlare in italiano: guardano i programmi Rai con soprascritte in bergamasco, che un leghista, venditore di televisori, ha realizzato in Slovenia (“per via di partite Iva e costi di lavoro, vacca bestia!”). Bossi comunque imperversa. Nel suo programma vuole realizzare una specie di secondo Regno di Sardegna. “Con i sardi ho un ottimo rapporto. Se porto le province di Como e Varese alla Svizzera e poi faccio comprare dalla Ubs la Sardegna, siamo a posto. Il movimento sardo-comasco-varesino dilagherà. Faremo “cantoni” in tutto il Nord e daremo asilo politico a Milosevic e forse a Ocalan”. In pochi hanno saputo spiegarsi questa ennesima virata del Senatùr. Massimo D’Alema, dopo aver fatto alcuni conti sulla maggioranza di governo, ha giudicato l’ipotesi di Bossi: “Una via irta, difficoltosa, ma percorribile. In linea con le tradizioni della sinistra europea”.

Veltroni, Prodi e Di Pietro sono stati più severi: “Non avventuriamoci nell’economicismo. Guardiamo ai problemi del Paese”.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •