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Bosch ha pagato 320 milioni di euro per un’evasione inesistente. La beffa: il Fisco italiano non li restituirà

febbraio 27, 2014 Redazione

Il tribunale di Milano ha assolto i vertici dell’azienda tedesca dall’accusa di dichiarazione infedele. Ma l’Agenzia delle Entrate ha già incassato i soldi della multa e non li restituirà

Bosch non ha frodato il fisco italiano. Eppure l’azienda tedesca ha dovuto versare all’Agenzia delle Entrate 320 milioni di euro che non gli saranno restituiti. A stabilire che la Bosch non avesse mai tentato di evadere le tasse italiane è stato ieri il gup di Milano, Giuseppe Gennari, che ha assolto con formula piena i vertici dell’azienda dall’accusa di “dichiarazione infedele”.

IL DANNO E LA BEFFA. Oltre al danno la beffa: il cospicuo gruzzolo incassato dal fisco italiano non tornerà all’azienda. Infatti l’iter amministrativo e il processo penale sono paralleli e possono arrivare a due esiti diversi. La multinazionale ha dimostrato nel processo penale di non aver mai tentato di evadere le tasse. Non solo: ha dimostrato che, pagandole in Germania, doveva spendere addirittura uno 0,5 per cento in più. Tuttavia, nell’iter amministrativo, si è vista costretta a pagare subito per ottenere uno sconto sulla cifra di 1 miliardo e 400 milioni di euro chiesti dal fisco italiano. Nel frattempo la causa penale è stata portata avanti, su iniziativa del pm Francesco Greco e poi di Carlo Nocerino, fino alla richiesta di rinvio a giudizio che il gup ha rigettato assolvendo, «perché il fatto non sussiste», i vertici di Bosch di Italia e Germania, difesi dagli avvocati Giuseppe Bana, Domenico Aiello e Francesco Centonze.

LE ACCUSE DEL FISCO TEDESCO. L’accusa di aver eluso il fisco per una cifra vicina al miliardo di euro su quattro annualità di dichiarazioni si fondava sul distacco di 15 tecnici della Bosch presso alcune aziende italiane. Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’azienda avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia e non l’avrebbe fatto. Anche se l’accusa non ha retto a livello penale, il contenzioso fra erario italiano e Bosch, iniziato nel 2010, a seguito di un accertamento della Agenzia delle entrate, è culminato con un accordo che impegnava l’azienda a versare subito 320 milioni di euro all’erario.
La multinazionale tedesca punterebbe a farsi rimborsare in Germania le tasse lì pagate. Per ora, l’unico commento de fisco tedesco è stato che le richieste del dell’Agenzia delle Entrate sono «illegittime» e «contrastanti con gli standard europei».

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3 Commenti

  1. francesco taddei says:

    poi diamo la colpa agli altri se le nostre aziende se ne vanno

  2. giuliano says:

    e vaaai !!!!!!!!!, ma abbiamo la costituzione più bella del mondo

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