Bolzonaro: «Col Fattore Famiglia si guadagna quasi mezzo punto di Pil»

Roberto Bolzonaro, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari, a Radio Tempi: «I tributaristi hanno commissionato uno studio per capire che cosa succederebbe se venisse applicato il Fattore Famiglia e nelle casse dello Stato entrassero 17 miliardi in meno. Il risultato sarebbe un punto di Pil investito per un ritorno di quasi un punto e mezzo»

Nonostante la sensibilizzazione durante il Family Day, la petizione di oltre un milione di firme consegnata al presidente Napolitano, le continue citazioni in tutti i documenti dei cattolici “sussidiari” impegnati in politica, del cosiddetto Fattore Famiglia, nei capitoli delle varie riforme finanziarie e di crescita del governo Berlusconi, non c’è nemmeno l’ombra. Del Quoziente Familiare, ora Fattore Famiglia, si fa gran letteratura da tempo ma quando bisogna concretizzare, si rimane sempre in mezzo al guado. La domanda è una: è una proposta sostenibile o è solo un argomento per giustificare l’esistenza del Forum delle associazioni familiari? «Noi il Fattore Famiglia l’abbiamo sviluppato e sviscerato in tutte le salse, l’abbiamo lanciato l’anno scorso a Milano nella Conferenza nazionale sulla famiglia, ne abbiamo parlato in tavoli di lavoro a Palazzo Chigi, nell’ambito dell’osservatorio della famiglia, con tutte le forze sociali». E’ un fiume in piena Roberto Bolzonaro, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari, che aggiunge a Radio Tempi: «Tutti hanno riconosciuto come il Fattore Famiglia sia valido e interessante, supera anche i limiti del Quoziente, che tutti hanno appoggiato con fini propagandistico–elettorali ma che nessuno ha realizzato».

Ha proprio il dente avvelenato.
Oltre al sistema per rendere equa la tassazione, nel rispetto della nostra Costituzione, che vuole che ognuno paghi in base alla propria capacità contributiva, esattamente quello che si propone il Fattore Famiglia, questo strumento consente, aiutando le famiglie di fatto attraverso una detassazione, di riavviare il mercato e i consumi. La Confindustria vuole introdurre una patrimoniale per finanziare la detassazione di stipendi e salari per aiutare le imprese e il lavoro. Se teniamo conto che dietro uno stipendio c’è una realtà familiare composta da diversi carichi è chiaro che differenziando le regole, in questo caso attuando il Fattore Famiglia, si può intervenire in modo concreto.

Il problema è che attuando il Fattore Famiglia, lo Stato si ritroverebbe con 17 miliardi di euro in meno.
Prima di tutto bisogna capire come finanziare una manovra del genere e poi andare a vedere se tale manovra è una spesa oppure un investimento, perché un amministratore serio valuta se le risorse che immette portano frutto o se sono a perdere. Noi propendiamo per la prima ipotesi: è un buon investimento per lo sviluppo. Ce lo hanno confermato anche economisti della Sapienza, del Cnel: il Fattore immetterebbe linfa fresca sul mercato dei consumi, perché le famiglie con figli sono costrette a spendere, lo Stato riceverebbe benefici immediati, attraverso la tassazione indiretta (Iva, Irpef). Inoltre, aumenterebbero i posti di lavoro e almeno un milione di famiglie salirebbero sopra la soglia di povertà relativa. Con un avvertenza: quando parliamo di consumi parliamo di quelli base, non di quelli voluttuari.

Recentemente avete fatto anche un incontro con i tributaristi dell’associazione nazionale della categoria (Lapet).
I tributaristi hanno commissionato uno studio per capire che cosa succederebbe se venissero a mancare questi famosi 17 miliardi. Il risultato finale sarebbe un punto di Pil investito per un ritorno di quasi un punto e mezzo di Pil. Quando si mette in moto un meccanismo economico come questo, e viene immessa liquidità sul mercato, questi sono gli effetti positivi.

Ma allora perché la politica resta indifferente?
Perché hanno un vecchio retaggio in testa: quando si pensa a strumenti per la famiglia, si pensa a politiche assistenziali e parlo dei politici italiani in generale. Altri hanno agito in modo diverso: pur in presenza della crisi, Angela Merkel in Germania, nel 2010, ha detassato le famiglie perché doveva aiutare i consumi dal basso, partendo dal nucleo familiare.

Chi l’avrà vinta alla fine?
Noi come Forum delle associazioni familiari, convinti che questo sia uno strumento che favorisce lo sviluppo, troviamo i politici sordi, muti e ciechi, ma ci faremo sentire in qualche maniera, anche scendendo in piazza. Già qualche manifestazione ha visto protagonista l’associazione delle famiglie numerose. La situazione non è più sostenibile: con la legge vigente, se non interviene una riforma finanziaria degna di questo nome, entro settembre 2012, le famiglie con figli saranno quelle che dovranno pagare 40 miliardi di euro di tasse in più, si troveranno le tasse aumentate del 40–50–60 per cento. E parlo di famiglie con figli e con basso reddito, mentre le famiglie con reddito alto (70.000 euro), se ne accorgeranno poco, le tasse avranno un incremento dell’1-2 per cento, mentre una famiglia con due figli nel 2014, andrà a pagare circa un 40 per cento in più di tasse. Si rende conto?

Sono dati preoccupanti.
Bisogna capire che la famiglia è una risorsa! Più in difficoltà è la famiglia, più i nuclei familiari dovranno chiedere assistenza, per cui lo Stato spenderà altri soldi per gli aiuti: se la famiglia sta bene diventa essa stessa luogo di assistenza, perché si prende cura anche dei figli degli altri, attraverso l’istituto dell’affido. E qui, stiamo facendo un discorso strettamente economico, non diciamo: “Che bella la famiglia, diamole dei soldi”. Ci sono dati, studi che avallano le nostre tesi: detassare la famiglia e detassarla in modo equo non sono soldi buttati via ma soldi investiti, e bene, in sviluppo.