Bologna, via al referendum per cancellare le scuole paritarie. «I grillini non sanno quello che fanno»

A maggio o giugno a Bologna con un referendum si deciderà se ridurre a zero i fondi destinati dal Comune alle scuole paritarie. Castaldini (Pdl): «Così il sistema scolastico del Comune collassa».

Dovevano raccogliere 9 mila firme in tre mesi e ci sono riusciti con un mese d’anticipo. Per questo a Bologna si farà il referendum che vuole cancellare l’erogazione di fondi da parte del Comune alle scuole paritarie convenzionate, mettendo così a rischio la loro sopravvivenza. «Siamo davvero preoccupati» spiega a tempi.it Valentina Castaldini, consigliere comunale del Pdl. «Il quesito del referendum è ingannevole, una menzogna, ma a questo punto si voterà a maggio o a giugno».

IL QUESITO REFERENDARIO. Il comitato art. 33, appoggiato da Sel e grillini, ha raccolto le firme per un referendum consultivo che chieda ai cittadini: «Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia? a) utilizzarle per le scuole comunali e statali b) utilizzarle per le scuole paritarie private».

LE PARITARIE FANNO RISPARMIARE. Il quesito è ingannevole «perché il referendum non spiega che senza le scuole paritarie il sistema scolastico del Comune collassa e fallisce», continua Castaldini. Infatti, nel 2011 il Comune ha speso 35 milioni di euro per le scuole dell’Infanzia comunali, che ospitano 5.137 bambini, 665 mila euro per le scuole dell’Infanzia statali, che ospitano 1.495 bambini, e un milione di euro per le paritarie convenzionate, che ospitano 1.736 bambini. Quindi, il Comune di Bologna spende 6.900 euro per ogni bambino che si iscrive a una scuola comunale, 445 euro per ogni bambino delle scuole statali e 600 euro per ogni bambino che va a una paritaria convenzionata. Le scuole comunali paritarie ospitano il 61% dei bambini, quelle statali il 18% e quelle paritarie il 21%. Facendo i conti, le scuole paritarie accolgono il 21% dei bambini bolognesi ma ricevono solo il 2,8% delle risorse che il Comune destina alla fascia di 3-6 anni. Togliendo quel milione di euro alle paritarie, e destinandolo alle scuole pubbliche, il Comune potrebbe ospitare solo 150 dei 1.736 bambini che ora vengono educati nelle paritarie. E gli altri 1.536 bambini? «Ai grillini e  Vendola non importa nulla di loro» spiega Castaldini, «loro sono minoranza in Comune, non devono neanche redigere il bilancio comunale e non sanno quello che fanno. Il Pd, infatti, non appoggia questo referendum perché sa che buco si verrebbe a creare».

SOLITA IDEOLOGIA. Oltre a rappresentare un notevole risparmio economico, i soldi destinati alle paritarie sono giustificati anche dalla Costituzione italiana secondo cui sia le scuole paritarie che quelle statali assolvono al servizio pubblico di istruzione. E ora che cosa farà il Pdl a Bologna? «Cominciamo una campagna per raccontare che cosa sono le scuole paritarie e per informare sulla loro qualità altissima, perché sono un fiore all’occhiello del sistema di istruzione bolognese» continua Castaldini. «Non solo. Basta dire che le scuole paritarie rubano soldi al pubblico, perché fanno risparmiare il pubblico, e poi basta con una contrapposizione ideologica vecchia e che i bolognesi non sentono più».

«E SE PASSASSIMO AL BUONO SCUOLA?». Le previsioni però non sono rosee: «Con un quesito scritto così male e in modo fazioso è chiaro che la gente voterà per le scuole statali. Però il referendum è consultivo e bisogna vedere cosa deciderà il Consiglio comunale. Io spero che il Comune passi dalle convenzioni a politiche alternative simili a quelle lombarde. Può essere la volta buona per fare un sistema integrato di buono scuola e rispondere così alle domande dei genitori».