Se i socialisti di Hollande fischiano il loro primo ministro perché «ama le imprese»

Il trattamento riservato dai socialisti francesi al “loro” primo ministro Manuel Valls è molto emblematico della deriva che rischia di prendere il partito in questi tempi di crisi economica e di “cura Hollande”. Emblematico almeno quanto la nomina a ministro dell’Istruzione di Najat Vallaud-Belkacem, paladina suprema del famigerato programma “ABCD dell’uguaglianza” per l’indottrinamento degli scolari d’Oltralpe secondo la teoria del gender.

VADE RETRO SGRAVIO FISCALE. Mercoledì scorso Valls si era presentato davanti al convegno della Confindustria francese e si era conquistato l’ovazione del pubblico di “capitalisti” proclamando: «Io amo le imprese». Una battuta che dovrebbe sembrare normale quasi vent’anni dopo l’ascesa di Blair e quasi venticinque dopo la fine del comunismo, ma la scena è stata accolta malissimo tra le file dei compagni di Hollande, perché, come racconta oggi Stefano Montefiori sul Corriere della Sera, nel partito «c’è ancora chi considera l’economia di mercato come un male della modernità da sopportare, e se possibile senza dare troppo nell’occhio». La sinistra non digerisce proprio, spiega Montefiori, «la politica economica del governo, il “patto di responsabilità” che offre sgravi fiscali alle aziende che assumono, insomma quella linea social-liberale che molti giudicano “di destra”».

«MA CHE MESSAGGIO INVIATE?». Perciò ieri durante il discorso di chiusura del seminario del partito a La Rochelle, tenuto dallo stesso primo ministro di Hollande, «Valls è stato fischiato ogni volta che toccava temi economici», continua Montefiori, «ma a un certo punto ha smesso di leggere il discorso ed è sbottato: “Ma vi rendete conto che mettere in discussione anche solo l’idea che bisogna rafforzare le imprese per creare ricchezza e occupazione, che ci siano persino dei fischi… Ma che messaggio inviate ai francesi?”».

«IO AMO I SOCIALISTI». Il premier secondo il Corriere «aveva l’aria incredula, esasperata», e benché il suo sfogo sia stato accolto da un applauso scrosciante, ha ritenuto di doversi giustificare cambiando il suo “scandaloso” slogan pro-imprese in «Io amo i socialisti». Non è una cosa indifferente per uno che milita nel partito dall’età di 17 anni e per il partito è stato sindaco, deputato, ministro e premier (sotto un presidente che si vanta di essere discepolo di idoli della gauche come Jacques Delors e François Mitterrand).

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