Corpus Domini. «Beh, se l’Eucarestia è un simbolo, che vada al diavolo»

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Oggi è la solennità del Corpus Domini e la Chiesa cattolica celebra la reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucarestia. Per spiegare il significato di questa festa non c’è modo migliore che citare un episodio della vita di Flannery O’Connor. La grande scrittrice cattolica americana nel 1946 si era trasferita in Iowa per studiare e qui – come ha raccontato a Tempi il suo biografo William “Bill” Sessions le sue credenze erano state «assaltate» e messe a dura prova da un ambiente certamente non religioso. Nel libro che raccoglie le sue lettere, The Habit of Being (pubblicato in Italia con il titolo Sola a presidiare la fortezza), O’Connor spiega così che cosa è per lei l’Eucarestia.

«Una volta, cinque o sei anni fa, alcuni amici mi hanno portato a cena da Mary McCarthy e dal marito, Mr Broadwater (…). Lei è una Grande Intellettuale e aveva abbandonato la Chiesa all’età di 15 anni. Arrivati alle otto, all’una io ancora non avevo aperto bocca; cosa potevo dire in una simile compagnia? (…)».

«Beh, verso l’alba si finì a parlare di Eucarestia, e ovviamente tutti si aspettavano che io, essendo cattolica, la difendessi. La signora Broadwater disse che da piccola, quando prendeva l’ostia, pensava che fosse lo Spirito Santo, la persona “più portatile” della Trinità; ora invece la considerava un simbolo, intendendo un gran bel simbolo».

«È a quel punto che, con voce tremante, ho detto: “Beh, se è un simbolo, che vada al diavolo”. Ecco tutta la difesa di cui sono stata capace, ma ora mi rendo conto che, fuorché in un racconto, non sarò mai in grado di dire altro se non che per me [l’Eucarestia] rappresenta il centro dell’esistenza; tutto il resto conta poco o niente».


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