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Cina. Comunisti obbligano i musulmani a mangiare di giorno durante il Ramadan

giugno 11, 2017 Leone Grotti

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I musulmani nella provincia cinese dello Xinjiang sono obbligati a mangiare durante il Ramadan da ufficiali comunisti installati in ogni famiglia. La politica radicale del partito comunista nella prefettura di Hotan per prevenire il terrorismo uiguro dimostra ancora una volta che il governo cinese non fa alcuna differenza tra pericolosi “separatisti”, musulmani ed etnia uigura in generale.

MUSULMANI PERSEGUITATI. Da oltre un decennio il Partito perseguita gli uiguri, etnia composta da nove milioni circa di turcofoni in prevalenza di religione musulmana. Impone pesanti restrizioni alla libertà religiosa, alle pratiche musulmane, all’insegnamento della lingua e della cultura locale, alla libertà di associazione ed espressione. Pechino giustifica queste misure citando le rivolte del 2009, quando davanti alle proteste della popolazione per la repressione comunista la polizia uccise a sangue freddo circa 200 persone.
Agli uiguri è stato attribuito l’attentato alla stazione ferroviaria di Kunming, dove sono state uccise 29 persone, e l’esplosione di un suv in piazza Tienanmen, che ha fatto altre tre vittime. Per questo ultimo attacco, è stato condannato all’ergastolo anche il professore universitario Ilham Tohti, che ha sempre negato ogni implicazione, e sono stati rinviati a processo sette suoi studenti universitari.

COSTRETTI A VIOLARE IL RAMADAN. Solitamente, durante il mese sacro per l’islam, le autorità cinesi costringono i ristoranti a stare aperti e restringono l’accesso alle moschee. Questa volta il partito comunista si è spinto oltre e ha annunciato che in ogni famiglia musulmana della prefettura di Hotan è stato inviato a vivere un ufficiale del partito che verifichi che i musulmani mangino di giorno durante il Ramadan, violando così il precetto religioso che impone il digiuno fino al calar del sole. Gli ufficiali dovranno anche verificare che i musulmani non preghino.

«CONOSCERE TUTTO». Alla fine della giornata, ogni giorno l’ufficiale farà un rapporto al governo locale. Le autorità, secondo Radio Free Asia, vogliono «conoscere tutto della vita personale degli uiguri e assicurarsi che leggi e regolamenti religiosi ed etnici vengano scrupolosamente applicati». Nei mesi scorsi ha fatto scalpore la decisione del governo di prendere le impronte digitali di tutta la popolazione uigura, senza spiegare perché.

VESCOVO SCOMPARSO. Il comportamento estremo del partito comunista nei confronti dei musulmani uiguri nasconde il timore che possano verificarsi insurrezione per «dividere il paese». Pesanti restrizioni vengono imposte anche ai buddisti in Tibet. Le nuove misure rispondono anche all’obiettivo di «sinizzare le religioni», come annunciato dal segretario del partito comunista Xi Jinping, che vale tanto per i musulmani quanto per i cristiani. Per essersi rifiutato di iscriversi all’Associazione patriottica, l’organo comunista che pretende di gestire la Chiesa cattolica in Cina, il vescovo sotterraneo di Wenzhou, monsignor Pietro Shao Zhumin, è stato fatto sparire dalle autorità. Da oltre 20 giorni nessuno ha sue notizie.

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