Quali conseguenze ha la chiusura dello stretto di Hormuz? L'esperto Gianclaudio Torlizzi ci spiega quanto possono durare le riserve di petrolio, le mosse di Trump, lo "scacco matto" di Teheran. «Temo uno shock inflazionistico»
Il cartello di un distributore di carburanti con i prezzi di diesel e benzina che hanno subito forti aumenti dopo l'inizio della guerra in Iran, Roma 10 marzo 2026 (Foto Ansa)
Gianclaudio Torlizzi, giornalista specializzato nei mercati delle materie prime (ha fondato la società di consulenza T-Commodity), è consigliere per il ministro della Difesa Guido Crosetto per l’analisi strategica dell’impatto delle materie prime e dei materiali rari sulla supply chain e sul comparto industriale della Difesa. Abbiamo chiesto a lui di fare il punto sulle conseguenze che la guerra in Iran avrà su questo settore cruciale dell’economia mondiale e di chiarire il ruolo dei diversi attori nella crisi.
Perché nonostante siano state rilasciate le scorte di emergenza di molti paesi il prezzo del petrolio non diminuisce?Le riserve strategiche servono a coprire disruption di breve durata — sono un antidolorifico, non una cura. Il mercato non prezza il barile di oggi, prezza quello a tre mesi. Con 16 milioni di barili al giorno di flussi a rischio per una chiusura totale di Hormuz, nessun rilascio di riserve — per quanto coordinato — riesce a compensare strutturalmente la situazion...
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