Benvenuti nel paradiso infernale dell’utero in affitto

Viaggio nel Pacific Fertility Center di Los Angeles dove chi è ricco e in carriera ricorre alla “surrogata sociale”. «È l’ultima frontiera del lavoro esternalizzato»

Qui arrivano soprattutto modelle e attrici, «mi dicono di punto in bianco “se rimango incinta, perderò la mia parte”, “lavoro, non ho tempo”, “faccio sfilate, recito, ho un bell’aspetto e non voglio sfigurare il mio corpo”». Perché la gravidanza ti sfigura, «se poi non fai gli esercizi necessari ti ci vorrà un po’ per tornare alla normalità. Il tuo osso pelvico si apre, accumuli grasso, accumuli macchie che non vanno via. Non sto dicendo che è un motivo per usare una surrogata, ma per alcune persone lo è». Quello che avete appena letto è una parte dell’intervista realizzata dal Guardian al Pacific Fertility Center di Los Angeles, un posto in cui «le persone che hanno tutto fanno i loro bambini». Lampadari di cristallo, rivestimenti in velluto e pelle nei toni del crema e del visone, «sembra di stare nella sala prova di un negozio di abiti da sposa di alta gamma», scrive la giornalista, invece siamo nella clinica per la maternità surrogata più amata dalle star di Hollywood. Fotografie digitali di neonati sorridenti compaiono sugli schermi piatti alle pareti e, fluttuando verso l’alto, scompaiono come bollicine di champagne.

«COMANDANO I SOLDI»

È qui che da 25 anni il dottor Vicken Sahakian “crea” famiglie per migliaia di privilegiati e ricconi di tutto il mondo, etero, gay, giovani e anziani che hanno reso la California il paradiso dell’utero in affitto. Qui non servono giri di parole, se non hai problema a usare ovuli, sperma e uteri di altre persone, tutto è possibile, scrive il Guardian. «Comandano i soldi, se ce li hai potrai avere un bambino. È triste ma accade così», spiega il medico. Che immediatamente si corregge, «in realtà non c’è nulla di triste, è una cosa piuttosto felice. Io credo in questo tipo di scienza. Credo nell’equilibrio familiare, nella selezione di genere, nella selezione di embrioni difettosi, nell’uso di donatori di ovuli, donatori di sperma, questo è quello che faccio. E io amo quello che faccio. L’obiettivo finale qui è portare felicità a qualcuno».

«METTETEVI NEI PANNI DI UNA MODELLA»

Felicità al Pacific Fertility Center fa rima con “social surrogacies”: dicesi “surrogata sociale”, quel “servizio” in fortissima ascesa a cui ricorrono donne che di rovinarsi il corpo e la carriera con una gravidanza non ne vogliono sapere. Non donne sterili, donne che «non hanno un motivo medico per ricorrere alla surrogazione; scelgono semplicemente di non essere incinte, quindi concepiscono i bambini attraverso la fecondazione in vitro e poi assumono un’altra donna per portare la gravidanza e dare alla luce il loro bambino. È l’ultima frontiera del lavoro esternalizzato».

Nessun rimorso etico, «se sei una modella di 28 anni o una attrice e rimani incinta perderai il lavoro, se vuoi usare una surrogata ti aiuterò». Cinque anni fa il dottor Vicken Sahakian contava sulle dita il numero di queste maternità, ora ne segue almeno una ventina all’anno. Il prezzo per avere un bambino così è di circa 150 mila dollari, «se fosse più accessibile moltissime altre donne ricorrerebbero a questa surrogata per non perdere un anno di carriera», «mettetevi nei panni di una modella di 26 anni che si guadagna da vivere sfilando in costume da bagno, è immorale non distruggere la carriera di questa donna?».

I FRATELLI FRANCESI E L’ANZIANA SPAGNOLA

Sahakian si definisce un femminista, trova ingiusto che gli uomini possano avere carriera e bambini allo stesso tempo e all’età che vogliono. Per questo, nel 2001, ha aiutato la francese Jeanine Salomone a diventare madre a 62 anni. Fu uno scandalo pazzesco, non solo perché in Francia sia la surrogata che l’inseminazione artificiale nel post menopausa sono vietate (la donna ricorse a entrambe), ma perché si scoprì in fretta che il padre biologico dei figli di Jeanine, quel signore che si era presentato alla clinica di Sahakian come il marito della donna, era in realtà suo fratello. Poco importa: il medico era già diventato il punto di riferimento per una clientela attempata.

Nel 2006 Sahakian aiutò Maria del Carmen Bousada, una donna spagnola single e in pensione, a partorire due gemelli all’età di 66 anni. Meno di un anno dopo le fu diagnosticato un cancro e la donna morì, lasciando i due bambini orfani, nel 2009: «È entrata nel Guinness dei primati come la donna più anziana ad aver partorito», commenta il medico con quello che il Guardian chiama «orgoglio grottesco», ribattendo stizzito che la cliente aveva «mentito sulla sua età, disse che aveva 57 anni. Ha falsificato i documenti, ha falsificato le cartelle cliniche. Nel caso della coppia francese, i due avevano lo stesso cognome, avevamo i loro passaporti. Non chiediamo certificati di matrimonio, non chiediamo certificati di nascita. Quale dottore chiede un certificato di nascita?».

PANCE ARTIFICIALI E RISERVATEZZA

Se al medico non importa nulla della sua reputazione, qualcuna delle sue facoltose clienti ci pensa. Accade così che in più di un caso, mentre una surrogata portava avanti la gravidanza, alcune donne abbiano finto di essere incinte acquistando le pance artificiali di Moonbump, un’azienda che produce pancioni, scrive il Guardian, «incredibilmente realistici in silicone e schiuma, in una gamma di cinque diverse tonalità della pelle e quattro diverse dimensioni di gestazione, con prezzi che partono da 245 sterline». E la finta gravidanza, da terminare in forma smagliante, può procedere. Al netto dello stigma sociale, la surrogata sociale è tuttavia un fenomeno ampiamente sdoganato in California: contattate dal quotidiano inglese dieci cliniche hanno ammesso di aiutare coppie e individui che non sono in grado di avere un bambino da soli, per ragioni biologiche o «per volontà». E tutte si sono rifiutate di fornire i nomi dei loro facoltosi clienti.

RISCHIARE LA VITA PER LE SMAGLIATURE

A San Diego, dove sono presenti 20 cliniche e 16 agenzie di surrogacy, la psicologa della fertilità Saira Jhutty racconta al Guardian che al servizio non ricorrono solo modelle o attrici, ma donne in carriera come quella impegnata in campagna elettorale che l’anno delle elezioni voleva un figlio ma non voleva mettere a repentaglio la sua corsa politica. La specialista della fertilità Lori Arnold conferma: il 20 per cento delle sue pazienti ricorre alla pratica perché essere incinta non si adatta «ai loro programmi». Quanto alle surrogate, non sono tenute a sapere se stanno per dare alla luce un bambino per chi non può averne o per chi non vuole averne. «Una surrogata mi ha fatto un commento incredibile», dice Diane Batzofin, assistente del dottor David Smotrich alla clinica La Jolla di San Diego, dove stima che il 5 per cento dei clienti ricorra alla surrogata sociale. «Ha detto: “Quindi devo rischiare la mia vita per salvare qualcuno dalle smagliature?”, “No, non è esattamente così” le ho detto. E lei: “È esattamente così che mi sento”».

PROCREARE, AD OGNI COSTO

Batzofin assicura che in tanti anni di lavoro ha visto concepire diverse generazioni di bambini, e che l’unica cosa che non cambia mai quando cambia tutto è «il desiderio di procreare, in un modo o nell’altro, il desiderio di avere qualche pezzo di te stesso, in qualunque modo». Non per nulla il suo capo lo scorso anno aveva aiutato una coppia di anziani inglesi a produrre, usando lo sperma estratto illegalmente dal figlio morto in un incidente e la selezione di genere, l’erede maschio che avevano sempre sognato.

È questo il futuro della maternità? Avere tutto, posti di lavoro, figli e corpi perfetti, realizzando il desiderio di procreazione senza procreare? «Mi piace quello che faccio», assicura soddisfatto il dottor Sahakian al Guardian. «Il mio obiettivo è rendere felici i miei pazienti».

Foto Svetlana Kramar/Shutterstock