Benvenuti a Lunel, il paese più jihadista di Francia

Dalla città di 25 mila abitanti, 20 giovani sono partiti per combattere con lo Stato islamico, altri cinque sono stati arrestati, 30 posti sotto sorveglianza e 10 fermati con il braccialetto elettronico

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Sono partiti in 1.900 dalla Francia per combattere in Siria con lo Stato islamico. Di questi, venti, cioè uno ogni cento, provengono dalla piccola città di Lunel, borgo del sud della Francia tra Montpellier e Nimes. Il numero in assoluto può sembrare basso, ma la città ha appena 25 mila abitanti, di cui 6 mila musulmani.
Non è un caso, scrive la Stampa, che alle amministrative abbia vinto il Front National con il 42 per cento e che Lunel sia la città con il più alto numero di gendarmi per densità di popolazione. Anche il tasso di furti e di aggressioni supera di gran lunga la media nazionale.

«LA TEMPESTA». Come mai? «Abbiamo guardato inermi la tempesta che arrivava», spiega il consigliere comunale socialista Philippe Moissonnier. «C’è stato un salto dall’islam tradizionale dei genitori algerini e marocchini a quello transnazionale dei figli ormai francesi. Fino all’86 i musulmani non si vedevano, poi nel 2008 è stata aperta la moschea». Tra i 20 ragazzi partiti per la Siria, otto sono già morti nei ranghi dell’Isis. La polizia ha arrestato altri cinque sospetti che volevano combattere il jihad a gennaio, 30 sono stati posti sotto sorveglianza e 10 hanno il braccialetto elettronico.

IMAM FUGGITO. La radicalizzazione è avvenuta anche in moschea, se si pensa che nel 2015 è stato organizzato nel luogo di culto un incontro (partecipatissimo) con Hani Ramadan, estremista e nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani. Anche l’imam della moschea, che insegnava la ragionevolezza della sharia, è stato accusato di essere estremista ma lo era sicuramente meno di molti abitanti. Per aver condannato le partenze dei giovani per la Siria, infatti, è stato minacciato di morte e se n’è andato. Per ora, nessuno ha preso il suo posto.

«LUNEL È MALATA». «L’ex imam ha esagerato», minimizza Rashid Taibi, presidente della squadra di calcio dove giocavano due ragazzi che si sono uniti all’Isis. «I giovani non capiscono perché se i musulmani combattono contro Assad sono terroristi e se gli ebrei affiancano l’esercito israeliano no». Ma un avvocato che aiuta le famiglie dei ragazzi radicalizzati non è dello stesso avviso: «Lunel è malata, i giovani hanno trovato nell’islam la scusa alla violenza».


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