Belgio, gli ospedali cattolici sfidano anche il Papa e ribadiscono il sì all’eutanasia

I Fratelli della carità rifiutano di rivedere l’apertura all’iniezione letale per i malati psichiatrici non terminali. Secondo loro è «compatibile con la dottrina cattolica»

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Niente da fare, nemmeno papa Francesco è riuscito a far cambiare idea ai Fratelli della carità belgi. I 15 ospedali gestiti nel paese dai religiosi continueranno a offrire l’eutanasia ai loro pazienti psichiatrici, contro il volere della loro congregazione e contro le esplicite indicazioni giunte del Vaticano e approvate, a quanto pare, da Bergoglio in persona.

«SOFFERENZA INSOPPORTABILE». Il caso – al quale tempi.it ha già dedicato un articolo – si è aperto nell’aprile scorso, quando sul sito dei Fratelli della carità del Belgio è stato pubblicato un documento che apriva per la prima volta all’iniezione letale da parte dell’ente cattolico: «Noi prendiamo seriamente in considerazione la sofferenza insopportabile e disperata dei nostri pazienti, così come le loro richieste di eutanasia. Dall’altro lato, vogliamo proteggere le vite e assicurare che l’eutanasia sia praticata solo se non c’è altra possibilità di fornire una ragionevole prospettiva di cura per il paziente».

IL RICHIAMO. Subito il superiore dei Fratelli della carità, fratel René Stockman, belga residente a Roma, ha espresso pubblicamente la sua «disapprovazione completa» rispetto alla decisione dei confratelli, da lui giudicata «incompatibile con la visione della nostra congregazione». Ma Stockman non si è fermato alle parole. Si è rivolto al Vaticano dove ha trovato ascolto presso la congregazione per la Dottrina della fede e quella per gli Istituti di vita consacrata. E proprio da questi due dicasteri, secondo quanto ha raccontato lo stesso Stockman a inizio agosto al Catholic News Service (e anche secondo quanto è stato pubblicato sul sito centrale dell’ordine), dopo un’indagine congiunta è partita verso i Fratelli della carità del Belgio la richiesta ufficiale, condivisa da papa Francesco, di ritirare quel sì all’eutanasia e di mettere per iscritto il loro pieno accordo con il magistero della Chiesa sull’intangibilità della vita umana.

«EVOLUZIONE DELLA SOCIETÀ». Ieri però, come spiega un articolo del Catholic Herald, con un altro comunicato pubblicato online i Fratelli della carità del Belgio hanno ribadito che il gruppo «continua a sostenere» la vision aziendale espressa in aprile riguardo all’eutanasia per i malati psichiatrici non terminali, e che i suoi responsabili «credono fermamente» che la pratica sia «compatibile con la dottrina cattolica». Il comunicato che ha creato scandalo, si legge in questa seconda nota, «nasce dalla cornice del pensiero cristiano così come lo mettiamo in pratica all’interno dell’organizzazione». Nell’applicazione della dottrina, aggiungono gli autori del testo, «teniamo sempre conto dei cambiamenti e delle evoluzioni della società».

ROMA LOCUTA. Come riporta sempre il Catholic Herald, «il gruppo dei Fratelli della carità in Belgio è composto in larga parte di membri laici, con pochi confratelli attualmente in servizio», e dopo questa scelta di rottura «rischia possibili azioni legali e perfino l’espulsione dalla Chiesa». Se quel testo non sarà emendato come richiesto da Roma, «dovremo avviare la procedura per escludere gli ospedali [belgi] dalla famiglia dei Fratelli della carità e togliere loro l’identità cattolica», ha spiegato il superiore generale dell’ordine. Emblematica del clima in cui è maturato lo strappo belga è la dichiarazione concessa sul caso un mese fa da Herman van Rompuy, già capo del governo nazionale di Bruxelles ed ex presidente del Consiglio europeo, che siede nel board del gruppo in questione: «L’epoca del “Roma locuta causa finita” è passata da tempo», ha detto.

Foto iniezione da Shutterstock

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