Belgio, i medici invocano l’eutanasia anche quando «non viene richiesta dal paziente e in assenza di sofferenza»

Società belga dei medici di terapia intensiva: «Accorciare il processo di morte somministrando sedativi al di là del necessario per il benessere del paziente può non solo essere accettabile, ma auspicabile in molti casi»

Un paziente può essere ucciso con l’eutanasia anche se non la richiede? Sì, secondo la Società belga dei medici di terapia intensiva, che ha preso una posizione ufficiale a riguardo in un documento a poco più di un mese dalla legalizzazione  dell’eutanasia infantile in Belgio.

TROPPO POCHE RICHIESTE. Tra i firmatari della dichiarazione “Piece of mind: end of life in the intensive care unit statement” compare anche Jean-Louis Vincent, capo del reparto di terapia intensiva all’ospedale Erasme ed ex presidente della Società belga di terapia intensiva, che aveva auspicato un ulteriore passo legislativo per «condannare l’accanimento terapeutico» e «autorizzare la pratica dell’eutanasia “non richiesta”».
«Dobbiamo spingerci più in là», aveva scritto Vincent, anticipando il documento redatto dalla Società belga di terapia intensiva che ora è stato reso pubblico. Nel testo si legge che purtroppo, anche se «in Belgio ci sono leggi specifiche per trattare i malati terminali con l’eutanasia, meno dell’1 per cento di tutti i decessi si verificano a seguito di eutanasia su richiesta».

«ACCORCIARE IL PROCESSO DI MORTE». Tutta colpa dei «pazienti molto malati che muoiono in terapia intensiva senza poter richiedere l’eutanasia». Per far fronte a questa situazione, il documento propone di porre fine alla vita dei pazienti con un cocktail di sedativi: «Accorciare il processo di morte somministrando sedativi al di là del necessario per il benessere del paziente può non solo essere accettabile, ma auspicabile in molti casi». Ma serve una legge che eviti l’incriminazione dei medici, visto che «in Belgio c’è incertezza sulle conseguenze giuridiche di un processo che comporta la morte in terapia intensiva».

MIGLIORARE LA VITA UCCIDENDO. E se il paziente non volesse essere ucciso con l’eutanasia? Il suo parere non è contemplato e non ce n’è bisogno visto che tutto viene fatto per il suo «benessere». Ovviamente delle «difficoltà possono sorgere», soprattutto se «lo scopo dei farmaci usati per alleviare il dolore nella gestione del fine vita viene confuso come un uso deliberato per accelerare il processo di morte». Ma la somministrazione di dosi massicce di morfina e oppiacei non deve «essere interpretata» come un tentativo di «uccidere, ma come un atto umano per accompagnare il paziente alla fine della sua vita».

«ANCHE IN ASSENZA DI SOFFERENZA». Nelle note il documento si spinge ancora oltre: «Abbreviare il processo di morte con l’uso di farmaci (…) a volte può essere opportuno, anche in assenza di sofferenza, e può effettivamente migliorare la qualità del morire». Per questo «il presente documento si applica ai bambini così come gli adulti». D’altronde se, come aveva dichiarato Vincent, «il primo scopo della medicina» non è più quello di curare ma di guarire, il fine diventa solo «ripristinare la salute o mantenere il benessere del singolo, non la vita a tutti i costi».