Belgio. Il pasticcio (e i pasticci) della Commissione di controllo dell’eutanasia

Bisogna rinnovare i 16 membri della Commissione ma non si trovano medici disponibili. I casi sono troppi e non c’è il tempo di valutarli tutti

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In Belgio, secondo gli ultimi dati disponibili, muoiono con l’eutanasia cinque persone al giorno. Un aumento di oltre il 600 per cento rispetto al 2003. Questo dato, oltre a preoccupare chi si oppone alla legge approvata nel 2002, rende la vita molto difficile alla Commissione federale di controllo e valutazione dell’applicazione della legge sull’eutanasia, l’organo creato dai parlamentari belgi per assicurarsi che non si verifichino irregolarità.

METÀ PRO EUTANASIA. Il mandato della Commissione è scaduto il 18 ottobre ma ancora non ne è stata nominata una nuova. Perché? Perché mancano i candidati. Secondo la legge, la Commissione deve essere composta da 16 membri, tra cui otto medici e quattro professori universitari. Oltre a questi, vanno nominati 16 supplenti. A mancare sono proprio i medici: ad oggi ne è stato trovato uno su otto e mancano ancora tutti i supplenti.
Secondo Le Soir, le regole troppo rigide per la selezione dei candidati rendono tutto più difficile: i medici devono essere in perfetta parità di genere (quattro uomini e quattro donne), parità di lingua (quattro francofoni e quattro neerlandofoni). Deve anche essere rispettata la diversità di religione e opinioni filosofiche. Nonostante tutte queste precauzioni, però, nell’ultima Commissione la metà dei membri (tra cui il presidente Wim Distelmans) faceva parte o collaborava con l’Associazione per il diritto di morire nella dignità.

CONTROLLARE È IMPOSSIBILE. Se mancano candidati medici non è solo colpa della rigidità dei requisiti. Negli ultimi anni, molti membri della Commissione si sono dimessi. L’ultima, in ordine di tempo, è l’oncologa Claire Nouwynck, che ha motivato così la sua decisione: «Mi avevano detto che avrei dovuto controllare qualche dozzina di dossier al mese. Non è vero, i dossier ormai sono in media 200, dall’80 al 90 per cento in olandese, e bisogna leggerli e preparare per ciascuno una relazione per la Commissione. La detta Commissione si riunisce poi una sola volta al mese, il giovedì alle 5 di pomeriggio». Controllare, dunque, è impossibile.

CASI NON RIPORTATI. Queste conclusioni sono particolarmente preoccupanti visto che già il sistema di controllo della Commissione difficilmente è davvero in grado di garantire che non si verifichino abusi della legge. La Commissione, infatti, può solamente controllare a posteriori i casi così come vengono dichiarati dai medici. Ma sono tanti i medici che hanno dichiarato pubblicamente di non riportare alla Commissione tutti i casi di eutanasia che hanno per le mani. Inoltre, secondo uno studio condotto dall’Università di Bruxelles nel 2012, il 27 per cento dei casi nelle Fiandre e il 42 per cento dei casi in Vallonia non vengono riportati.

EUTANASIA PER TUTTI. A fronte dell’allentamento costante delle maglie della legge sull’eutanasia, la Commissione dal 2002 ad oggi non ha mai riscontrato neanche un singolo caso di irregolarità sugli 8.761 riportati ufficialmente. Neanche quando un transessuale, dopo aver cambiato sesso, ha ottenuto l’eutanasia perché deluso; neanche quando due fratelli hanno ottenuto l’eutanasia perché ciechi; neanche quando una ragazza di 24 anni, sanissima, ha ottenuto l’eutanasia perché non aveva più voglia di vivere; neanche il caso scandaloso di Godelieva De Troyer è stato preso in considerazione.

«È ABBASTANZA EVIDENTE». Potremmo andare avanti ancora per molto, ma non ce n’è bisogno. Il concetto è chiaro: nessuno controlla l’eutanasia in Belgio, nonostante quello che prevede la legge. E non sono attivisti in malafede a dirlo, ma la stessa Commissione: «Non siamo in grado di accertare se i casi di eutanasia dichiarati corrispondono al numero dei casi reali che si verificano in Belgio. Siamo sempre stati coscienti di poter svolgere il nostro lavoro in modo limitato. È abbastanza evidente che il successo della nostra missione dipende dalla volontà dei medici di rispettare o no la legge».

Foto siringhe da Shutterstock

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