Belgio. Casa di riposo cattolica si rifiuta di far praticare un’eutanasia nel proprio istituto: denunciata

L’Istituto Sant’Agostino di Diest non ha permesso l’iniezione letale all’interno delle proprie mura nel 2011. Una sua ospite è stata così uccisa in una residenza privata. La famiglia ha sporto denuncia

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Una casa di riposo per anziani di stampo cattolico è stata denunciata in Belgio per avere impedito a un medico di praticare l’eutanasia nella sua struttura ad una delle donne ricoverate. Per questo un’anziana di 74 anni, malata di tumore, è stata trasferita in ambulanza dalla clinica di Sant’Agostino della città di Diest a una vicina residenza privata per ricevere l’iniezione letale.

LA CAUSA. La morte di Mariette Buntjens, 74 anni, è avvenuta nel 2011 ma solo questa settimana il suo caso è stato reso noto alla stampa locale, dopo che l’arcivescovo di Bruxelles, Jozef De Kesel, ha annunciato a dicembre che nessun istituto cattolico deve essere costretto a praticare l’eutanasia o l’aborto. Pochi giorni dopo sui giornali è scoppiato il caso della casa di riposo. Nadine Engelen, figlia della donna, ha fatto causa alla Sant’Agostino nel 2011 per aver causato alla madre «sofferenze mentali e fisiche non necessarie». Il processo, dopo due precedenti rinvii, arriverà in un’aula della Corte di Lovanio ad aprile.

EUTANASIA. La legge belga si è evoluta da quando è entrata in vigore nel 2002: oggi permette l’eutanasia anche ai bambini, perfino quando non c’è traccia di malattia fisica o psicologica (è sufficiente non avere più voglia di vivere). Anche per questo, si è passati dai 235 morti del 2003 ai 1.816 del 2013. Un aumento di oltre il 600%. La legge permette ai medici di esercitare l’obiezione di coscienza ma non specifica se lo stesso diritto valga anche per cliniche e case di riposo.

RITARDO DI POCHI GIORNI. Secondo la figlia di Buntjens, «per mia madre è stato terribile» diversi trasferire per ottenere la “buona morte”. «Era ancora molto sveglia mentalmente». Ma la casa di riposo cattolica si è difesa affermando che la morte era pianificata già da sei mesi e che il ritardo dovuto al rifiuto dell’istituto di prestarsi all’uccisione della donna è stato di pochi giorni.

TAGLIARE I FONDI. Il caso legale non ha precedenti in Belgio e viene seguito con interesse da tanti sostenitori dell’eutanasia, politici e non, i quali chiedono da anni che agli istituti della Chiesa che non permettono l’eutanasia vengano tagliati i finanziamenti pubblici. Dim Wistelmans, soprannominato “Dottor morte”, pioniere dell’eutanasia e a capo della Commissione statale che dovrebbe verificare l’abuso della legge, ha dichiarato: «Nelle Fiandre la maggior parte degli ospedali e delle case di riposo è ancora di matrice cattolica. Se in questi istituti il diritto all’eutanasia viene rifiutato, ci sarà un problema».

Foto siringhe da Shutterstock


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