Basiglio, l’amarezza. «Niente appello, non ci fidiamo della giustizia»

Parla Martinez, uno dei due difensori della famiglia: «Preside e maestre sapevano tutto ma non hanno mai parlato ai pm, come si fa a dire che non c’è il reato di falso ideologico? Tutto ciò che è accaduto è stato provato e riprovato, come si fa a dire che non c’è dolo se si dice che il disegno l’ha fatto una bambina sapendo che è stata un’altra?»

A Basiglio, il giorno dopo la sentenza di assoluzione si respira un’aria cupa. Ieri, la V sezione del tribunale di Milano ha assolto – “perché il fatto non sussiste” – la preside, le maestre, l’assistente sociale e lo psicologo che il 14 marzo 2008 disposero l’allontanamento di due fratellini di 9 e 13 anni da casa, per sospetti abusi sessuali. Il caso era sorto per il ritrovamento nel quaderno della bambina di 9 anni di un disegno osé, in cui si parlava del fratello maggiore: nei mesi successivi le indagini dimostrarono che il disegno non era affatto stato eseguito dalla bimba, che anzi, la mamma di una compagnetta di classe aveva già dichiarato alle maestre che il disegno era della figlia prima che scattasse la denuncia ai servizi sociali.

Il tribunale dei minori fece marcia indietro, dispose il rientro dei due bambini a casa, dopo 69 giorni da incubo. Ora sono stati assolti tutti. Come aveva chiesto il pm Pietro Forno, che in aula ha sostenuto che nel caso Basiglio sono stati commessi tutti gli errori possibili. Ma senza dolo, perciò l’assoluzione. Un colpo di spugna che non cancella però il dolore di una madre, che vede ancora segnato per questa vicenda il figlio maggiore (oggi di appena 16 anni), accusato ingiustamente di essere un “baby orco”. «Che schifo la legge italiana» è stato l’amarissimo commento della mamma dei fratellini, dopo la sentenza.

L’avvocato Antonello Martinez, che ha rappresentato la famiglia insieme al collega Stefano Toniolo, oggi esprime la stessa amarezza. «Non ricorreremo in appello. Non mi fido della giustizia italiana», dice lui, che ha alle spalle una lunga carriera da difensore. Eppure, stavolta, il clima è di quelli che avviliscono anche i più resistenti. «Dopo tutto quello che è successo, i genitori hanno dovuto cambiare casa e vita. Avevamo presentato esposti al provveditorato agli studi, al Ministero della Pubblica istruzione, perché venissero presi provvedimenti disciplinari sulle maestre: ci hanno risposto che in attesa del giudizio non ne avrebbero presi».

«Al processo – racconta a Tempi.it Martinez – hanno sostenuto che il disegno non era il punto principale, e quindi che il comportamento di tutti è stato frutto di un misunderstanding. C’è un piccolo particolare che non mi hanno mai spiegato però: come mai un disegno è stato così importante da sottrarre dei minori alla famiglia senza convocare i genitori, e ora invece non è più il punto principale di questo caso? E come mai un disegno che è stato così importante da tenere un bambino lontano da casa per 69 giorni, ora non lo è più? Una mamma ha chiaramente testimoniato in aula che il disegno era stato fatto da sua figlia e di averlo detto alle maestre: preside e maestre sapevano ma non l’hanno mai scritto o raccontato ai pm, come si fa a dire che non c’è il reato di falso ideologico? Tutto ciò che è accaduto è stato provato e riprovato, come si fa a dire che non c’è dolo se si dice che il disegno l’ha fatto una bambina sapendo che è stata un’altra?».